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Cronaca

ELUANA/ Il medico che la visitò: lo stato vegetativo è vita, e non è questione di fede

Eluana Englaro (immagine d'archivio)Eluana Englaro (immagine d'archivio)

Questa condizione irrevocabilmente «permanente» andava verificata ma questo non è stato fatto. Io la visitai in mezz’ora, solo per accertare lo stato vegetativo, ma occorreva che un collegio di tre esperti accertasse lo stato irreversibile. Quando Eluana venne portata a Udine scrissi una lettera al direttore sanitario della clinica dicendo che l’avevo visitata e che avevo riscontrato la deglutizione. E che bisognava fare un esame speciale per capire se la deglutizione naturale era conservata al punto tale da poter mantenere in vita Eluana alimentandola per bocca. Questo perché il tribunale di Milano aveva autorizzato solo la sospensione dell’alimentazione artificiale, ma non fu fatto nulla. Lei mi chiede il punto, ma il punto non è ancora questo.


Si riferisce alla contraddittorietà della sentenza?


Sì. Qui ci si divide tra chi è d’accordo con il praticare l’abbandono attivo e chi non è d’accordo, ma resta il fatto che nessun medico al mondo fa qualcosa che produce direttamente la morte del malato. Invece la sentenza autorizzava il tutore a sospendere ogni cura, comprese alimentazione e idratazione, prescrivendo al contempo che non bisognasse far soffrire Eluana, somministrandole le sostanze adatte a eliminare i dolori. Ma Eluana non era malata, era in uno stato di grave disabilità e nella condizione di non potersi alimentare da sola. Alimentazione e idratazione non erano e non sono una terapia, ma ciò di cui una persona in stato vegetativo ha bisogno per vivere, esattamente come accade per noi.


Crede che i suoi colleghi non si siano comportati in modo deontologicamente corretto?


Non lo hanno fatto perché un medico non può adoperarsi per far morire una persona. Sapevano infatti che senza mangiare e senza bere sarebbe morta. Non è ammissibile che in un paese civile come l’Italia una persona venga lasciata morire di sete. Io, medico, per eseguire la sentenza di un tribunale pratico una tortura!? Per evitare le sofferenze somministro sedativi e, quindi, «curo» contravvenendo così il dispositivo della sentenza stessa del tribunale. Non ci si può rifugiare in un «protocollo». Ci può essere un protocollo su come guarire una polmonite, ma non su come far morire. Eluana è morta soffrendo. Se non ha sofferto era molto sedata e qui i limiti con una eutanasia si confondono. I pazienti in stato vegetativo, è dimostrato scientificamente, provano dolore.


Tutto quello che lei ha detto finora si basa sul presupposto che lo stato vegetativo sia una vita in senso proprio.

 

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COMMENTI
11/02/2010 - omicidio di un disabile grave oppure ..... (attilio sangiani)

La Corte D'Appello di Milano avrebbe dovuto accertare la fondatezza delle affermazioni delle amiche di Eluana circa la sua volontà di non essere curata con terapie. La Corte avrebbe potuto negare la fondatezza ed anche accertare che non c'era certezza "scientifica" della irreversibilità dello stato di Eluana. Per il semplice motivo che la " scienza "non dice una sciocchezza del genere. Quand'anche si fosse ammessa la volontà di Eluana,si sarebbe trattato di "omicidio del consenziente",reato p.e p. dal Codice penale vigente. La Cassazione deve applicare le leggi,non abrogarle o farle. Poichè gli "alti magistrati" conoscono le leggi,si può parlare di "induzione dolosa" a commettere un reato. E i magistrati di Milano avrebbero commesso il reato di "omicidio del consenziente". Chi si sente di sporgere denuncia ?

 
10/02/2010 - Omicidio (Alberto Pennati)

Per me quello che hanno fatto ad Eluana è OMICIDIO. Basta girare la "medaglia" e trovare giustificazioni pietose, che non sono altro che egoismi personali che, guarda caso, portano sotto le "luci della ribalta".

 
10/02/2010 - Con fede o senza la Vita c'è sempre. (claudia mazzola)

Rammento la donna che disse a don Giussani di sua figlia, appena tagliato il cordone ombellicale già se ne era andata. La vita non è appartenente, è di quel qualcuno che incontri e a cui ti affidi, sperando che sia buono come il pane, lo spezza per la tua vita e ti unisce ancora di più.

 
10/02/2010 - la Vita non si tocca. Mai (ivano mignogna)

La Vita prima di tutto. Anche quella che non capiamo. E' comprensibile lo stato d'animo dei parenti, ma la Vita non appartiene solo all'interessato, o in alcumi casi come questo ai parenti, la Vita appartiene se sei credente a Dio, altrimenti appartiene all'Umanità, alla Società, non è solo un "fatto" personale. L'uomo può avere, ed ha delle debolezze nella sua individualità, può non avere la conoscenza e la maturità la sensibilità e l'interesse per cogliere il senso e la forza della Vita che a parer mio deve sempre prevalere, vincere, anche quando non la comprendo. Ci sono piante, insetti,animali o addirittura uomini, che altri uomini non concepiscono la loro esistenza, e allora? Abbattiamo?!Il sacrificio di Eluana deve servire a renderci più attaccati alla Vita sotto ogni sua forma e espressione. Chiaro è che per un credente la Vita è del Signore e nessuno può toccarla! Laddove Dio non c'è fate funzionare la Forza della vita. Se ci sono persone che dedicano la propria vita agli altri, i parenti possono fare un passo indietro simulare il lutto e lasciar ad altri la cura del proprio caro. Non credo che la soluzione stia nel eliminare l'incomprensibile, saremmo fortemente in pericolo anche noi "normali" Uno Stato libero davvero protegge i più deboli, non se ne libera.