BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ELUANA/ Il medico che la visitò: lo stato vegetativo è vita, e non è questione di fede

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Eluana Englaro (immagine d'archivio)  Eluana Englaro (immagine d'archivio)

È una vita che non ci manda segnali visibili, e che potremmo ritenere imperscrutabile e da qui - erroneamente - inesistente. Al contrario, è vita vera. Gli studi di Owen e di Laurys, facendo ricorso ad esperimenti molto avanzati, hanno dimostrato che una piccola percentuale di pazienti in stato vegetativo risponde sì-no a stimoli fatti di domande elementari.


Questo dimostra che la coscienza è viva e operante?


Viva e operante no. Piuttosto questi esperimenti dimostrano che c’è attività di coscienza anche in assenza di consapevolezza. Noi stessi nel nostro centro di Crotone (Istituto Sant’Anna, ndr) siamo pervenuti agli stessi risultati ma con altri approcci. Abbiamo verificato che il cervello emette i correlati fisici delle emozioni. È quello che abbiamo chiamato l’«effetto mamma».


In cosa consiste?

 

Le mamme solitamente affermano che i loro figli le sentono e le capiscono mentre un esterno non vede nulla. Una serie di esperimenti ci hanno dimostrato che quando una madre parla al malato egli effettivamente risponde con riflessi psicogalvanici come quelli che fanno funzionare una macchina della verità. La «misura» delle emozioni è possibile valutarla con il calcolo della variabilità del ritmo cardiaco. Ma se a parlare è un estraneo questi riflessi non ci sono. Tutto questo dice che durante lo stato vegetativo il malato è escluso dal mondo esterno, ma non lo è altrettanto dal mondo interno. C’è un mondo interno che «non si spegne».


La vita in stato vegetativo ha una sua dignità? 

 

Sì. Ho davanti una persona che non esprime volontà di coscienza chiara - si chiama «coscienza sommersa» - ma che non è un corpo abbandonato, perché il suo cervello oltre ad essere vivo, lavora. Dorme, sta sveglio, si emoziona. Su cento pazienti in stato vegetativo solo sette rimangono nello stato di Eluana. Gli altri si svegliano, chi dopo uno, due, tre anni. Una percentuale rilevante (80 per cento) di pazienti in stato vegetativo da trauma cranico riprendono l’attività di coscienza. Conosco casi di persone che guidano l’autobus, fanno il tassista, vanno a scuola, sono laureati, sposati, si sono dimenticati di aver avuto questa malattia.


Secondo lei Eluana Englaro è morta invano?

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L'ARTICOLO,

CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/02/2010 - omicidio di un disabile grave oppure ..... (attilio sangiani)

La Corte D'Appello di Milano avrebbe dovuto accertare la fondatezza delle affermazioni delle amiche di Eluana circa la sua volontà di non essere curata con terapie. La Corte avrebbe potuto negare la fondatezza ed anche accertare che non c'era certezza "scientifica" della irreversibilità dello stato di Eluana. Per il semplice motivo che la " scienza "non dice una sciocchezza del genere. Quand'anche si fosse ammessa la volontà di Eluana,si sarebbe trattato di "omicidio del consenziente",reato p.e p. dal Codice penale vigente. La Cassazione deve applicare le leggi,non abrogarle o farle. Poichè gli "alti magistrati" conoscono le leggi,si può parlare di "induzione dolosa" a commettere un reato. E i magistrati di Milano avrebbero commesso il reato di "omicidio del consenziente". Chi si sente di sporgere denuncia ?

 
10/02/2010 - Omicidio (Alberto Pennati)

Per me quello che hanno fatto ad Eluana è OMICIDIO. Basta girare la "medaglia" e trovare giustificazioni pietose, che non sono altro che egoismi personali che, guarda caso, portano sotto le "luci della ribalta".

 
10/02/2010 - Con fede o senza la Vita c'è sempre. (claudia mazzola)

Rammento la donna che disse a don Giussani di sua figlia, appena tagliato il cordone ombellicale già se ne era andata. La vita non è appartenente, è di quel qualcuno che incontri e a cui ti affidi, sperando che sia buono come il pane, lo spezza per la tua vita e ti unisce ancora di più.

 
10/02/2010 - la Vita non si tocca. Mai (ivano mignogna)

La Vita prima di tutto. Anche quella che non capiamo. E' comprensibile lo stato d'animo dei parenti, ma la Vita non appartiene solo all'interessato, o in alcumi casi come questo ai parenti, la Vita appartiene se sei credente a Dio, altrimenti appartiene all'Umanità, alla Società, non è solo un "fatto" personale. L'uomo può avere, ed ha delle debolezze nella sua individualità, può non avere la conoscenza e la maturità la sensibilità e l'interesse per cogliere il senso e la forza della Vita che a parer mio deve sempre prevalere, vincere, anche quando non la comprendo. Ci sono piante, insetti,animali o addirittura uomini, che altri uomini non concepiscono la loro esistenza, e allora? Abbattiamo?!Il sacrificio di Eluana deve servire a renderci più attaccati alla Vita sotto ogni sua forma e espressione. Chiaro è che per un credente la Vita è del Signore e nessuno può toccarla! Laddove Dio non c'è fate funzionare la Forza della vita. Se ci sono persone che dedicano la propria vita agli altri, i parenti possono fare un passo indietro simulare il lutto e lasciar ad altri la cura del proprio caro. Non credo che la soluzione stia nel eliminare l'incomprensibile, saremmo fortemente in pericolo anche noi "normali" Uno Stato libero davvero protegge i più deboli, non se ne libera.