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ELUANA/ Il medico che la visitò: lo stato vegetativo è vita, e non è questione di fede

Pubblicazione:mercoledì 10 febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento:lunedì 26 dicembre 2011, 18.07

Eluana Englaro (immagine d'archivio) Eluana Englaro (immagine d'archivio)

«Ci può essere un protocollo su come guarire una polmonite, ma non su come far morire. Eluana è morta soffrendo. Se non ha sofferto era molto sedata e qui i limiti con una eutanasia si confondono». Questo è il giudizio del professor Giuliano Dolce, il medico che nel gennaio del 2008 visitò Eluana Englaro. Riscontrando una serie infinita di contraddizioni in tutta la vicenda che ne decretò la morte per sentenza. Nonostante fosse palese che Eluana fosse viva e che persistesse in lei una «coscienza sommersa». Il professore racconta la sua esperienza e le sue impressioni a ilsussidiario.net

 

Professor Dolce, ieri ricorreva un anno dalla morte di Eluana Englaro. Cosa ricorda?


Ebbi la possibilità di visitarla. La storia di Eluana è nota; ed è noto che il suo non è stato soltanto una caso clinico. Già poche ore dopo l’incidente il padre si scontrò col primario di rianimazione, perché non voleva che fosse intubata. Naturalmente il primario non poté acconsentire ad una richiesta simile. Da allora Englaro iniziò la sua famosa «battaglia» che si è conclusa con la tumulazione della figlia.


Lei visitò Eluana con il consenso del padre e trovò che era capace di deglutire. È così?


Esatto. Io ero convinto che Eluana non fosse in stato vegetativo, che di per sé è molto raro. Chiesi al padre il permesso di visitarla, lui me lo concesse e andai a Lecco a visitare Eluana. La trovai in ottime condizioni generali, però era effettivamente in stato vegetativo, anche dopo 17 anni. Ebbi un colloquio con la suora che la accudiva e che le era molto affezionata: mi disse che erano anni che cercava un contatto con lei, ma la ragazza non aveva dato il minimo segno di reazione. Eluana era alimentata e idratata con un sondino nasogastrico. Nei primi anni la madre la alimentava per bocca, ma poi diradò le visite e fu posizionato un sondino. Io però notai che deglutiva ancora la saliva: a volte questi malati lo fanno, a volte no.

 

Questo che cosa poteva cambiare?


Incontriamo il problema della sentenza. Cosa disse la Cassazione? Che per autorizzare l’interruzione dell’alimentazione, la condizione di stato vegetativo della paziente avrebbe dovuto essere giudicata clinicamente come irreversibile. Premessa: non si può dare una prova scientifica certa che un paziente non possa risvegliarsi anche dopo lunghissimo tempo. Infatti è accaduto. La sentenza milanese parlava poi di «stato vegetativo permanente». Ma questa espressione è sbagliata, altrimenti chi definisce lo stato permanente si arroga il diritto di decretare una prognosi irreversibile. E infatti la logica era che siccome Eluana non dava segni di reversibilità cognitiva, si poteva - anzi si «doveva» - farla morire.


Il punto?

 

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COMMENTI
11/02/2010 - omicidio di un disabile grave oppure ..... (attilio sangiani)

La Corte D'Appello di Milano avrebbe dovuto accertare la fondatezza delle affermazioni delle amiche di Eluana circa la sua volontà di non essere curata con terapie. La Corte avrebbe potuto negare la fondatezza ed anche accertare che non c'era certezza "scientifica" della irreversibilità dello stato di Eluana. Per il semplice motivo che la " scienza "non dice una sciocchezza del genere. Quand'anche si fosse ammessa la volontà di Eluana,si sarebbe trattato di "omicidio del consenziente",reato p.e p. dal Codice penale vigente. La Cassazione deve applicare le leggi,non abrogarle o farle. Poichè gli "alti magistrati" conoscono le leggi,si può parlare di "induzione dolosa" a commettere un reato. E i magistrati di Milano avrebbero commesso il reato di "omicidio del consenziente". Chi si sente di sporgere denuncia ?

 
10/02/2010 - Omicidio (Alberto Pennati)

Per me quello che hanno fatto ad Eluana è OMICIDIO. Basta girare la "medaglia" e trovare giustificazioni pietose, che non sono altro che egoismi personali che, guarda caso, portano sotto le "luci della ribalta".

 
10/02/2010 - Con fede o senza la Vita c'è sempre. (claudia mazzola)

Rammento la donna che disse a don Giussani di sua figlia, appena tagliato il cordone ombellicale già se ne era andata. La vita non è appartenente, è di quel qualcuno che incontri e a cui ti affidi, sperando che sia buono come il pane, lo spezza per la tua vita e ti unisce ancora di più.

 
10/02/2010 - la Vita non si tocca. Mai (ivano mignogna)

La Vita prima di tutto. Anche quella che non capiamo. E' comprensibile lo stato d'animo dei parenti, ma la Vita non appartiene solo all'interessato, o in alcumi casi come questo ai parenti, la Vita appartiene se sei credente a Dio, altrimenti appartiene all'Umanità, alla Società, non è solo un "fatto" personale. L'uomo può avere, ed ha delle debolezze nella sua individualità, può non avere la conoscenza e la maturità la sensibilità e l'interesse per cogliere il senso e la forza della Vita che a parer mio deve sempre prevalere, vincere, anche quando non la comprendo. Ci sono piante, insetti,animali o addirittura uomini, che altri uomini non concepiscono la loro esistenza, e allora? Abbattiamo?!Il sacrificio di Eluana deve servire a renderci più attaccati alla Vita sotto ogni sua forma e espressione. Chiaro è che per un credente la Vita è del Signore e nessuno può toccarla! Laddove Dio non c'è fate funzionare la Forza della vita. Se ci sono persone che dedicano la propria vita agli altri, i parenti possono fare un passo indietro simulare il lutto e lasciar ad altri la cura del proprio caro. Non credo che la soluzione stia nel eliminare l'incomprensibile, saremmo fortemente in pericolo anche noi "normali" Uno Stato libero davvero protegge i più deboli, non se ne libera.