Cronaca
lunedì 15 febbraio 2010
Milano, Via Padova. I recenti fatti di violenza che hanno visto cadere sull’asfalto un giovane egiziano, accoltellato in uno scontro tra bande per più che futili motivi ha suscitato diverse reazioni. Mentre gli schieramenti della politica iniziano ad accusare i rispettivi modelli di integrazione, gli ultimi cittadini italiani rimasti, esasperati, sembrano intenzionati, seppur a malincuore, a lasciare il quartiere al proprio destino. «Occorre coraggio per tutti: per gli italiani come per gli stranieri» dice il comunicato dei preti delle comunità del quartiere. «Una convivenza è possibile - continua il comunicato - se ci sono delle norme e dei patti che permettono alle persone che hanno storie diverse e culture differenti di riconoscersi e di rispettarsi». Parole di realismo e di speranza arrivano anche da Asfa Mahmoud, presidente della Casa della cultura islamica, da anni punto di riferimento per i musulmani di quella stessa zona. «Questo quartiere - confida Mahmoud a ilsussidiario.net - può diventare un modello di convivenza e integrazione utile a tutti». Dottor Mahmoud, qual è la situazione che negli anni si è venuta a creare attorno a via Padova? Fin dagli anni Sessanta questa via di Milano è stata la frontiera dell’immigrazione. A cominciare dagli italiani che arrivavano dal Meridione, fino ai primi extracomunitari. Pur tra mille problemi il fenomeno è stato gestito da una città che ha sempre saputo accogliere l’altro. Negli ultimi anni il fenomeno ha assunto però dimensioni imponenti ed è stato lasciato a se stesso. Oggi, per intenderci, in un'unica via provano a convivere persone che provengono da 50 nazioni diverse. Quale contributo avete cercato di dare in questo momento estremamente delicato? La prima cosa che la Casa della Cultura Islamica ha voluto fare in seguito all’uccisione del ragazzo egiziano è stata la condanna di questo gesto e delle violenze che sono seguite. Ora è importante lasciare che la giustizia faccia il suo corso. Per questo invitiamo i cittadini di origine egiziana ad avere fiducia nella magistratura per evitare scontri razziali e fermare la spirale della violenza. Alle istituzioni chiediamo però più attenzione per il quartiere e maggiori sforzi per favorire un’integrazione che ai nostri occhi è sicuramente ancora possibile. Dal vostro comunicato si avverte il timore che questo caso venga strumentalizzato in chiave elettorale…
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Difficilmente mi capita di vedere una puntata completa della trasmissione non perchè non sia interessante anzi ma, di solito, guardo altro. Sicuramente la puntata di via Padova, mi interessava particolarmente, non di certo per conoscere nuove cose ma, abitando da circa 25 anni nella zona sopracitata, mi interessava conoscere l' approcio nel suo globale e ahimè, mi è sembrato più che altro uno spot elettorale e uno spettacolo, coma poche volte successo prima, direttamente sul campo.
Prima cosa, le interviste e le riprese fatte in modo tale da mettere un senso di ansia a chi non conosce realmente la realtà della zona. Sembravano un misto tra il Cairo (Egitto) ed i Quartieri Spagnoli a Napoli. E le persone fatte vedere nelle interviste, beh, son state scelte perchè forse erano quelle + disperate o che magari hanno avuto direttamente dei problemi col vicinato. Una tragedia montata ad arte ma...un omicidio! Cosa gravissima da condannare, ma c'è ne sono tanti in Italia e la maggior parte, non se ne ha neanche notizia. Come tutte le metropoli grandi o medie Milano ha i suoi problemi, vero ma, tutta l attenzione è su via Padova e le altre zone? Barona, Bovisa, Giambellino, Corvetto, Quarto Oggiaro e soprattutto Via Paolo Sarpi. Zone franche dove, soprattutto per gli stranieri è possibile vivere nell illegalità indisturbati, l'esempio più eclatante? I primi 500 mt di viale Monza da ple Loreto, anche li spot politici, fiaccolate, rivolte dei residenti ma a parte i tre giorni successi
Vorrei suggerire al Sig. Mahmoud una prima risposta che la comunità straniera potrebbe dare per integrarsi: denunciare tutti coloro che sono al di fuori della legge, a cominciare da chi ha ucciso l'egiziano di cui si parla. Mi sembra anche che sia il Sig. Mahmoud a fare un pò di "campagna elettorale" ad esempio quando cita la legge Bossi/Fini. Credo che quando uno straniero viene in Italia è un pò come quando qualcuno entra in casa altrui. Occorre anzitutto avere rispetto di chi mi fa entrare (e quindi si chiede prima di farlo), le persone che vi abitano e le cose che si trovano, cioè le leggi, la religione, gli usi, i costumi, le tradizioni d'Italia, PRIMA di pretendere cose per sè (lavoro, casa e così via.....). O no? Ho anche una domanda: cosa succede ad un cristiano che prega per strada se si trova in un paese mussulmano?
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