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INCONTRI/ Don Rigoldi, il prete dei ragazzi

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Sono personaggi che mi hanno colpito molto. Sono un esempio per la mia attività. San Giovanni Bosco e lo stesso San Francesco di Sales sono dei grandi della Chiesa.

 

Quanto conta l'esperienza cristiana nella sua attiva di educatore?

 

Conta nel senso che per la mia vita questo mi dà equilibrio e mi riaffiorare tutte le mie radici. Come il gesto che faccio di pregare tutte le mattine. Quello di avere un rapporto personale con Gesù Cristo. Dopo di che questo mio lavoro passa attraverso questa energia che vedo nell'incontrare tutti questi ragazzi. A casa mia infatti vivono 14 ragazzi che fanno parte ormai della mia famiglia, sono una parte essenziale della mia vita.

 

Pensa che sia più difficile il mondo giovanile rispetto a un po' di anni fa?

 

Sono periodi differenti. Un po' di anni fa era un mondo più violento. Adesso è un mondo più depressivo, con la paura dei ragazzi di non farcela. È più difficile nel senso che mentre con gli altri si litigava, ma erano disposti a mettersi in discussione e a cambiare vita, adesso nasce l'inadeguatezza a fare. La questione di non sentirsi capaci a svolgere deterninate cose. E poi il fatto che non hanno padri, non hanno adulti come punti di riferimento. Non hanno più delle vere
autorità a cui rivolgersi.

 

Non pensa che ci dovrebbero essere più figure come lei?

 

È  vero che la mia generazione ha espresso molte di queste figure. È vero adesso questo stile qui è in via d'estinzione.

 

Cosa consiglia alle famiglie, quale educazione devono dare per aiutare i loro figli a risolvere i problemi dell'adolescenza e della gioventù?

 

Le famiglie devono avere dei rapporti onesti, trasparenti, puliti con tutte le persone con cui si vive. Quello che conta è come stare con gli altri. Non starci ad esempio in maniera aggressiva o difensiva. L'amore è una cosa esclusivamente gratuita.

 

Dove vede lei Cristo in tutte quelle storie di tristezza e di abbandono che spesso le si presentano davanti? Qual è la forza interiore che la spinge a fare le cose eccezionali della sua opera?

Gesù Cristo è il salvatore. Lui ci ha insegnato ad amarci l'uno con l'altro, ha portato un messaggio universale di fratellanza straordinaria. E poi ci ha dato questa visione d'eternità, d'infinito che ci da una speranza incredibile sulla vita.

 

Quale iniziative dovrebbe prendere il governo per aiutare i giovani?

 

I governi dovrebbero curare molto le scuole. I luoghi dove normalmente si trovano i giovani. Come anche le società sportive. Gli stessi oratori che siano di qualità. che abbiano degli educatori che siano in grado di relazionarsi con i giovani. Soprattutto quindi i luoghi della normalità. Oltre che aiutare i giovani in difficoltà è indispensabile infatti che ci sia una situazione quotidiana positiva in generale.


Ci sono analoghe esperienze in paesi stranieri come la sua?

 

Ci sono e spesso ci troviamo per fare dei progetti insieme, per lavorare fianco a fianco.

 

In Italia è più semplice o più difficile con i giovani rispetto ad altri paesi?

 

Sicuramente siamo indietro rispetto agli altri paesi per le politiche giovanili. Dobbiamo migliorare molto.


Cosa pensa del rapporto dei ragazzi con la televisione e internet?

 

I giovani guardano poco la televisione. Riguardo ad internet dipende sempre dall'utilizzo che se ne fa. Anche se è vero che internet tende a chiudere e ad instaurare un processo, un rapporto individualistico con gli altri.

 

Può fare un bilancio della sua vita di educatore?

 

In questi anni ho cercato di imparare molto, studiando anche molto e confrontandomi sempre. Devo
dire che abbiamo una bella gioventù, ma molto sola. Avremmo quindi bisogno di molti più adulti che cerchino di essere dei compagni di viaggio dei ragazzi, dei più giovani, per accompagnarli e farli crescere nel loro cammino.

 

(Franco Vittadini)



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