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FRANA MANIERATO/ L’esperto: Calabria e sud a rischio, territori complessi in mano agli abusivi

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Perché gli studi di cui parlo sono di per sé degli strumenti di previsione a tutti gli effetti, almeno le carte di zonazione. Ma a questi dovrebbero poi evidentemente seguire delle opere di prevenzione. Come giustamente, sottolineato, è proprio su questo aspetto che c’è ancora molto da lavorare. Però anche su tale versante occorre agire con oculatezza. Non basta punto intervenire, ma anche solo mantenere.  Spesso infatti si parla di interventi di tipo strutturale mentre una buona conoscenza del territorio accompagnata da monitoraggi e messa in opera di interventi di manutenzione straordinaria basterebbero sicuramente ad evitare questi disastri.

 

Quanto incide l’abusivismo nei disastri ambientali?

 

L’abusivismo è senz’altro una delle grandi piaghe d’Italia. Io lavoro a Salerno, dal tempo dei fatti di Sarno, avvenuti nel 1998. Le conseguenze che ci sono state in termini di perdita di vite umane specialmente nella zona di Episcopio sono state legate alla forte urbanizzazione che è stata legata al secondo dopoguerra. Ora: si trattava di un’urbanizzazione non abusiva, ma che non teneva conto di quanto occorso nel passato come ad esempio fenomeni franosi ripetutamente verificatisi. Figuriamoci cosa può accadere in Sicilia e in Calabria dove la piaga dell’abusivismo determina evidentemente un incremento esponenziale dei rischi.

 

A fronte di fenomeni di abuso edilizio è comunque ancora possibile intervenire tecnicamente sul terreno onde evitare disastri?

 

Ovviamente ciò dipende da caso a caso. Personalmente ritengo che in quasi tutte le situazioni convenga procedere con un’evacuazione. Se ad esempio ci sono tre o quattro case abusive e le persone che vi abitano sono esposte a un rischio altissimo, piuttosto che procedere con un intervento di stabilizzazione, che costa anche qualche milione di euro, è più conveniente per certi versi dire a queste persone di trovare una sistemazione più sicura per loro e salvaguardare così la propria vita. Non si può fare altrimenti. Noi italiani abbiamo una situazione di rischio frane talmente diffusa sul territorio che non conviene, non è possibile, pensare di risanare tutto il Paese. È invece utile individuare le principali priorità di intervento sanatorio e avviare le procedure in casi ben determinati. Per tutte le altre zone è evidentemente più vantaggioso dare il via ad una gestione più oculata, attraverso programmi di monitoraggio.

 

Ovviamente esiste una stagionalità per i fenomeni franosi. Quanto incide la condizione climatica sul livello di rischio?

 

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