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FRANA MANIERATO/ L’esperto: Calabria e sud a rischio, territori complessi in mano agli abusivi

Pubblicazione:giovedì 18 febbraio 2010

Frana_MaieratoR375.jpg (Foto)

 

Maltempo e frane, frane e maltempo. La colpa di frane e smottamenti talvolta non si può attribuire all’errore umano, quando deve capitare capita. Vero è che un discorso simile può anch’esso franare se riguarda alcune zone del sud Italia, troppo spesso colpite da incidenti che rischiano di mettere a repentaglio la vita dei cittadini. È quanto ad esempio avvenuto a Manierato due giorni orsono. Una pericolosissima e gigantesca frana ha visto il crollo di un costone di roccia ad appena 200 metri dal centro abitato. Fortunatamente non sono state coinvolte persone. Ma la paura è stata parecchia. 2.300 cittadini evacuati dalla Protezione Civile hanno reso in poche ore il piccolo centro, in provincia di Vibo Valentia, una vera e propria città fantasma. Episodi che troppo spesso siamo abituati a sentire e le cui cause, quando non meramente naturali, sono da attribuire alla scriteriata modalità con la quale il territorio urbano è stato gestito nel proprio sviluppo e nella propria crescita. Abusivismo e trascuratezza rischiano di essere i migliori alleati nelle sciagure geologiche che spesso colpiscono Calabria, Campania, Sicilia e altre regioni del sud. Di questo abbiamo parlato con il professor Settimio Ferlisi, geotecnico ricercatore presso il dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno.

 

Professor Ferlisi, disastri come quello avvenuto a Manierato sono solo attribuibili alla natura o complice è anche un certo tipo di trascuratezza e superficialità nell’analisi del terreno e della situazione geologica?

 

Io credo che ormai in Italia, come in molte altre parti del mondo, disponiamo di conoscenze tali da poter prevedere senza troppi problemi quando e dove si potranno verificare fenomeni coem smottamenti o frane di notevoli dimensioni. Oltre a ciò siamo in grado di individuare anche i volumi dei materiali complessivamente coinvolti nell’evento e quindi, congruentemente con questo dato, calcolare anche le conseguenze sugli elementi esposti ovvero le persone, le strutture e le infrastrutture, i beni ambientali e paesaggistici.

 

A che livello è in Italia la mappatura delle zone a rischio frana?

 

Fortunatamente in Italia siamo oramai in possesso di studi che sono pressoché completi e che riguardano la cartografia del rischio sia da frana sia da alluvione. Si tratta di ricerche approfondite redatte dalle autorità di bacino, nazionali, interregionali e regionali. Il tutto in ambito dei famosi piani stralcio di assetto idrogeologico.

 

Con tale disponibilità di materiale per quale motivo la prevenzione nel nostro Paese risulta così scarsa?

 

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