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IRLANDA/ 1. Waters: Chiesa e società, una crisi che viene da lontano

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Schiere di rappresentanti dei gruppi che sostengono le vittime hanno affermato di essere stati ancor più feriti dalla dichiarazione e che si sarebbero aspettati che il Papa venisse in Irlanda per chiedere personalmente scusa alle vittime o che, quantomeno, avesse invitato rappresentanti delle vittime a Roma per incontrarlo. Inoltre, si sono detti sgomenti per il fatto che il problema delle dimissioni non fosse all’ordine del giorno e che il Vaticano avesse rifiutato ogni colpevolezza. Un quotidiano irlandese, The Examiner, si è fatto portavoce di queste reazioni titolando: “Intonaco Papale”.

 

Sono stati anche ridotti al silenzio i tentativi di esponenti ecclesiastici di chiarire che questa era solo una fase del processo per giungere alla preannunciata lettera pastorale del Papa. I portavoce della Chiesa hanno evidenziato la formulazione della dichiarazione, in cui si afferma senza giri di parole che l’abuso sessuale di minori è “non solo un odioso crimine, ma anche peccato mortale”. Invano. Pensa forse il Papa che una lettera pastorale possa curare il danno provocato alle vittime degli abusi? Uno sfortunato corrispondente dal Vaticano che tentava di descrivere in una trasmissione radio la questione dal punto di vista della gerarchia, si è sentito urlare contro da una delle vittime: “La smetta di parlare così, mi sta facendo del male!”.

 

La notizia della lettera pastorale è stata accolta freddamente dalle vittime e dal pubblico in generale. Nonostante si tratti di un intervento eccezionale, finora verificatosi solo due volte, nel 1937 per la Germania e qualche anno fa per la Cina, non viene ritenuto idoneo ad affrontare il problema della responsabilità della Chiesa verso il potere civile. Tema questo, che sia le vittime che i media vorrebbero porre al centro di un’azione legale. Sono stati commessi crimini che poi sono stati coperti e questa è la questione che la Chiesa deve sistemare prima di affrontare riorganizzazioni interne o il malessere spirituale. Se questo sia vero o no, poco importa: è quanto è stato detto, ora dopo ora, giorno dopo giorno.

 

Un osservatore oggettivo dovrebbe ammettere che è probabilmente impossibile per il Papa trovare parole che soddisfino sia l’acuita sensazione di dolore delle vittime, sia l’ostilità pubblica montata dai media. Anche se, nell’atmosfera di orrore provocata dai fatti riportati nei rapporti Ryan e Murphy, è difficile raccogliere un qualche sostegno a questo problema della Chiesa.

 

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