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IRLANDA/ 1. Waters: Chiesa e società, una crisi che viene da lontano

Pubblicazione:venerdì 19 febbraio 2010

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Pur parlando ormai a una delle popolazioni meglio educate del mondo, la Chiesa cattolica irlandese ha continuato a proporre quel limitato e semplicistico moralismo che aveva promosso nei giorni bui dell’Irlanda del dopo carestia. Una religiosità, cioè, essenzialmente fondata su regole e timore, non in grado di impegnarsi produttivamente con le libertà a disposizione delle generazioni nate dopo la metà del ventesimo secolo.

 

Gli scandali dagli anni ’90 in poi hanno fornito a queste generazioni, perciò, l’alibi perfetto per rifiutare la Chiesa e tutto ciò che ha rappresentato, esponendo il cattolicesimo irlandese all’accusa di totale ipocrisia e consentendo a molti dei fedeli di abbandonare certe parti ritenute scomode dell’insegnamento della Chiesa.

 

In queste reazioni vi sono naturalmente anche elementi di non sincerità.

 

Le notizie di abusi sessuali da parte di preti sono state senza dubbio sconvolgenti per molti, ma pochi possono dire di essere stati completamente all’oscuro delle situazioni descritte nel rapporto Ryan dell’anno scorso, relative ai maltrattamenti di minori negli istituti gestiti da organizzazioni ecclesiastiche. Questo fatto, tuttavia, lungi dall’alleviare la situazione della Chiesa, l’ha peggiorata.

 

La società è alla ricerca di facili capri espiatori di un fenomeno culturale in cui sono coinvolti molti altri soggetti – giudici, poliziotti, assistenti sociali, etc. – che ora cercano di cancellare il proprio ruolo. Fino a quando la Chiesa rimarrà al centro dell’attenzione, gli altri responsabili potranno evitare l’ira di una società che cerca di liberarsi della vergogna e del senso di colpa, manifestando scandalo ai limiti più estremi.



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