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Cronaca

DON GIUSSANI/ Tettamanzi: un'eredità spirituale e pastorale da vivere

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Et Verbum caro factum est

 

Cristo, l’uomo, il loro cuore, il loro ricercarsi reciproco e ritrovarsi uniti in un abbraccio personale. Siamo illuminati al riguardo dalla prima lettura biblica, che così si apre: «Il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”» (Genesi 2,18). Il testo della Genesi ci presenta Adamo, prigioniero dapprima della sua insopportabile solitudine, e liberato poi dall’intervento di Dio con il dono di Eva: «E la condusse all’uomo» (v.22), e dunque nella gioia di una comunione del tutto gratuita e sorprendente. Ad esserne stupito è Adamo stesso che esclama: «Questa volta è osso delle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta» (v.23) e ammira il mistero della comunione divina che entra nella storia umana: «E i due saranno un’unica carne» (v.24).

 

Questa pagina rimanda agli inizi del tempo, ma nella sua profezia abbraccia l’intera storia della salvezza. Annuncia infatti il nuovo Adamo e la nuova Eva: Cristo, lo Sposo che ama e si dona alla sua Chiesa facendosi tutt’uno con essa, e la Chiesa, la sposa che accoglie il dono di Cristo – Cristo stesso – e lo ricambia nell’amore docile e obbediente. Questo può dirsi l’evento centrale, in un certo senso unico e insuperabile della salvezza: un evento destinato a raggiungere ogni uomo, ogni figlio di Adamo ed Eva. Solo per pura grazia di Dio l’uomo ottiene salvezza e redenzione.

 

E solo così l’uomo trova la sua piena verità, la sua autentica identità, la sua nuova dignità e grandezza: nel rapporto con Cristo o meglio nel rapporto di Cristo con l’uomo, ogni singolo uomo. Si tratta di un rapporto personale estremamente concreto. Qui il tema della carne si fa davvero formidabile, perché dice che tutta quanta la realtà umana – pensiero, sentimento, affetto, libertà, sguardo, corpo – viene coinvolta. Da parte di Dio, del Verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi (cfr. Giovanni 1,14), e da parte dell’uomo, che è incontrato da Cristo e vincolato a lui nella totalità unitaria del suo essere. L’evento cristiano trova così tra le sue fondamentali strutture il mistero dell’Incarnazione e quello della risurrezione della carne.

 

Proprio su questa interpretazione del nucleo centrale dell’esperienza cristiana si è sempre radicata e sviluppata in modo singolarmente lucido e forte la spiritualità che don Giussani ha vissuto e della quale ha contagiato i suoi discepoli e amici. Il cristianesimo non è semplice teoria, non generico moralismo, non tentativo di autorealizzazione umana, ma è l’incontro personale-personalissimo di Cristo con ciascuno di noi: incontro che diviene “presenza” , “sguardo”, “dialogo”, “comunione” sino a diventare “unità”: “una carne sola”, nel senso più alto possibile. Riascoltiamo in una incisiva espressione della prima enciclica di papa Benedetto XVI quello che può definirsi il filo rosso della vita e della passione educativa di don Giussani e di “Comunione e Liberazione”: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Deus caritas est, 1).