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DON GIUSSANI/ Tettamanzi: un'eredità spirituale e pastorale da vivere

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Noi abbiamo il pensiero di Cristo

 

Questo è l’incontro che cambia la vita: anzitutto nel modo di guardare, osservare, valutare, interpretare e giudicare la realtà, ogni realtà della storia personale, sociale e cosmica. Un modo che rimanda all’intelligenza o ragione umana “inscindibilmente alleata” alla fede cristiana. Sì, una ragione che ha l’audacia di giungere alle soglie del mistero sino a intuirlo come possibilità concreta e una fede che, di fronte allo svelamento gratuito del mistero, esige la ragione, la onora, la conferma nelle sue capacità, la purifica, la esalta e la sospinge non solo sino alle soglie ma dentro il mistero stesso.

 

Questo significa avere per dono – dice l’apostolo Paolo – «il pensiero di Cristo» (cfr. 1 Cor 2,16): è la sapienza, la sapienza “nuova”, “cristiana”, di cui la seconda lettura tratta dei Proverbi (1,20-33) offre alcuni interessanti spunti.

 

Lo sguardo cristiano sulla realtà è una grazia, un dono dello Spirito, un giudizio che si viene elaborando nell’essere – diceva Pio XII ai giovani – solus cum Deo, e dunque nella dimora impenetrabile dell’intimo di ciascuno di noi, nella coscienza personale: «Ecco, io effonderò il mio spirito su di voi e vi manifesterò le mie parole» (v.23). Il testo dei Proverbi ancor più ci ricorda che il giudizio cristiano deve ispirare e forgiare la coscienza sociale, propria delle comunità cristiane nei diversi ambienti di vita: «La sapienza grida per le strade, nelle piazze fa udire la voce; nei clamori della città essa chiama, pronuncia i suoi detti alle porte della città» (vv.20-21).

 

Il giudizio cristiano diventa una sfida e insieme un grande bene nell’attuale contesto di esasperato pluralismo culturale e ancor più nelle non poche derive che registra il pensiero colto e disorienta l’opinione cosiddetta comune. Il libro dei Proverbi non teme di parlare con linguaggio popolare ed efficace di «smarrimento degli inesperti», di «spensieratezza degli sciocchi» (v.32), di «spavalderie» compiaciute, persino di «odio» verso il sapere (v.22).

 

Il giudizio cristiano sulla realtà, la formazione della coscienza secondo la fede cristiana si pone come fondamento e forza di quell’impegno educativo che rappresenta senza alcun dubbio, come spesso ripete il Santo Padre, una delle attuali priorità pastorali della Chiesa. I Vescovi italiani intendono raccogliere questa sfida e la presentano come decisiva per il prossimo decennio pastorale.

 

Penso che l’insegnamento, la vita, le opere di don Giussani abbiano al riguardo ancora tanto da offrire alle nostre comunità.

 

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