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Cronaca

DON GIUSSANI/ Tettamanzi: un'eredità spirituale e pastorale da vivere

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Beati i poveri in spirito…

 

L’incontro con Cristo cambia la vita: nei giudizi e nelle opere. Il discernimento cristiano sulla realtà sfocia per suo interiore dinamismo nell’agire, diviene appello ineludibile al dono più grande che Dio ci ha fatto, quello della libertà, chiamata responsabilmente a fruttificare in atteggiamenti e comportamenti, in stili di vita e gesti concreti, in iniziative e opere le più diverse ma sempre coerenti con lo stile operativo di Cristo.

 

Come scrive il Santo Padre nell’enciclica Spe salvi: «Il messaggio cristiano non è solo “informativo”, ma “performativo”. Ciò significa: il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova» (Spe salvi, 2).

 

Trovo queste parole meravigliosamente accostabili al brano evangelico delle beatitudini che ancora una volta è stato proclamato, dunque donato e affidato a tutti noi (cfr. Matteo 5,1-12) Il Cristo che ci incontra è il Cristo delle beatitudini, è il Beato per antonomasia. Egli, cambiandoci la vita, per grazia ci assimila sempre più a sé, con l’effusione dello Spirito ci rende sempre più partecipi della sua stessa beatitudine e ci manda nel mondo – nel significato più vasto del termine e in quello domestico dei nostri ambienti di vita (familiare, sociale, economica, professionale, politica) – come testimoni umili e coraggiosi delle beatitudini.

 

Coscienza e testimonianza, un binomio inscindibile! Sì, l’incontro con Cristo genera per grazia una nuova cultura e una nuova capacità di affrontare la storia e di forgiarla secondo il disegno di Dio e, proprio per questo, secondo le esigenze più vere e profonde del cuore di ogni uomo. E questo che cos’è se non la Chiesa, la comunità dei discepoli del Signore che vivono del suo pensiero e della sua vita?

 

Carissimi, se ho desiderato ripetere alcuni convincimenti che per voi, di Comunione e Liberazione, sono più che abituali, è perché proprio in essi trovo le ragioni umane e cristiane per il realizzarsi sempre più maturo di quella comunione fraterna e di quello slancio missionario universali che sono tra i doni più preziosi e gli impegni più forti che la Chiesa quotidianamente riceve da Cristo, suo Sposo e Salvatore.

 

Vorrei paragonare questo nostro Duomo al Cenacolo di Gerusalemme, del quale Luca negli Atti degli Apostoli scrive: «Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui» (Atti 1,14). Con un abbraccio esteso a tutti i fedeli della Chiesa ambrosiana, vi esorto: insieme preghiamo perseveranti e concordi con Maria e insieme sentiamoci corresponsabili del cammino missionario e di santità della nostra Chiesa.

 

Dionigi Tettamanzi, Cardinale e Arcivescovo di Milano

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