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Cronaca

FACEBOOK/ Il tiro al bersaglio ai bambini Down? Parte dalla diagnosi prenatale...

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E state tranquilli che le Paralimpiadi di Vancouver (12-21 marzo 2010), esempio di grande umanità e grandi gesti atletici, non ve le mostrerà quasi nessuno. Nelle scuole, quasi mai c’è chi insegna agli altri studenti come un bimbo malato non sia un ostacolo, ma una risorsa per una lezione di umanità, pazienza, collaborazione, apprendimento di linguaggi, empatia che nessun libro può dare. Sono alcuni esempi di un clima negativo e censorio verso la disabilità, che chiamiamo “handifobia”, e che respiriamo tutti i giorni.

 

L’indignazione verso l’inqualificabile pagina web handifobica ci risvegli alla realtà: nulla di nuovo c’è sotto il sole. Oggi sentiamo il disabile come “un marziano”, c’è chi sostiene che nemmeno si possa definire “persona”, e qualche filosofo sostiene la liceità della sua soppressione anche dopo la nascita «perché la famiglia possa fare un figlio di sostituzione», così dicono. Nulla di nuovo.

 

Ma che di nuovo ci sia la nostra reazione. Rimettiamo al centro della politica economica il sostegno verso la malattia. Se i familiari delle persone malate di sindrome Down e affini si facessero sentire, sarebbe un terremoto, salterebbero poltrone. Invece vivono in un pudico silenzio, sotto il peso del pregiudizio che li obbliga ad accontentarsi di essere tollerati. Rimettiamo al centro della cultura la figura di chi soffre, invece di emarginarla dai media perché ci fa pensare troppo al nostro limite e alla nostra inesistente ma strillata autodeterminazione.

 

E pretendiamo che l’handifobia prenatale e postnatale sia sanzionata. Non basta sanzionare chi fa il bullo o dice frasi violente. Occorre che venga sanzionata ogni espressione che spinge a pensare che un bimbo Down – prima o dopo la nascita- “sia un po’ meno persona degli altri”, che vengano sanzionati gli amministratori che non stanziano in adeguata percentuale le risorse per chi soffre di disabilità o per le famiglie in cui nasce un bimbo con sindrome Down, e i giornali che non ne hanno parlato in misura almeno pari a quanto parlano di gossip o di calcio. Non basta indignarsi. Serve che l’indignazione diventi cultura. E legge.

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COMMENTI
23/02/2010 - La freccia di Cupido. (claudia mazzola)

Lo dico, io anni fa quando aspettavo un bambino poi perso, avevo paura nascesse down, chi non desidera essere sano, impossibile! Conosco una famiglia che ha un figlio così, incredibile dicono che è la loro salvezza, l'amore più grande, di lui hanno fatto il centro della vita.