BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TEMPI/ Reportage: la vita di padre Liu, l’uomo di Dio a Chinatown

Pubblicazione:

milano_cinesiR375.jpg

«Solo a festeggiare il Natale eravamo in duecento, mentre al pranzo organizzato per il capodanno cinese, lo scorso 14 febbraio, su quattrocento persone duecento erano cinesi e di queste solo la metà erano cattoliche». E qual è la ricetta di una convivenza che altrove sembra impossibile? «Io non faccio altro che riproporre quel che è capitato a me e ripetere a queste persone, quando arrivano esauste dopo una giornata passata a lavorare come macchine: “Che cosa state qui a fare? Per che cosa lavorate e faticate?” E questo li incuriosisce perché in Cina non è facile che qualcuno te lo domandi».

 

Sono ormai una sessantina gli iscritti al catechismo, «perché vogliono capire di più, mentre tanti altri, soprattutto non credenti, ci girano intorno perché si sentono accolti da tutta la comunità». Vuole dire che sono nate amicizie tra cinesi e italiani? «Non è facile, serve una mediazione, ma accade. Per questo abbiamo anche aperto per gli italiani un corso nella mia lingua». Certo l’integrazione non si realizza in un giorno, ma «con l’aiuto di Dio e dei fratelli italiani siamo diventati buoni amici di molte persone e per me questa è un’esperienza bellissima. Per non parlare delle conversioni capitate in meno di due anni dal mio arrivo, con sei cinesi che si sono battezzati nel 2009 e oltre dieci che lo faranno la prossima Pasqua». Ma forse questa è un’altra storia, un dato anomalo anche per la più italiana, cattolica e romana delle parrocchie.

 

(Benedetta Frigerio)

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.