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CASO GOOGLE/ Youtube, facebook e quella falsa libertà che cancella ogni responsabilità

Pubblicazione:domenica 28 febbraio 2010

googleisR375_26feb10.jpg (Foto)

Ancora: ci si potrebbe domandare che senso abbia auspicare un Internet responsabile, tentare di insegnare ai ragazzi a non trattare il Web come un’entità evanescente e incapace di nuocere, pretendere da loro il rispetto sulla Rete delle stesse regole che vigono nel mondo reale, se alla prima occasione ci profondiamo a invocare una nutrita serie di eccezioni che esonererebbero la stessa Rete dal rispetto di quelle regole, a meno di casi eclatanti (ma perché lo hosting di foto pedopornografiche dovrebbe distinguersi da quello di un video come quello del pestaggio, se non per una questione di gradi?). Non possiamo pensare di trasferire ai giovani il richiamo alla responsabilità, se non ne diventiamo seguaci in prima persona: il che significa di certo rifuggere dall’immissione indiscriminata in Internet di materiale sensibile, che riguardi noi o altri, e che possa un giorno ritorcersi contro di noi; ma significa anche smettere di tollerare la diffusione attraverso la stessa Internet di messaggi violenti, persecutori, fiancheggiatori del crimine in tutte le sue forme – dal terrorismo internazionale alla pedofilia allo stalking; e ancora, significa rispondere con nome e cognome di ogni contenuto affidato al Web, dagli articoli delle webzine ai post sui blog alle foto su Facebook, anche di fronte alla legge; e infine, significa pretendere da chi oggi aspira a sostituire le colonne portanti del sistema mediatico e culturale che si faccia carico, insieme agli onori che ne derivano, anche dei relativi oneri. Libertà, insomma, insieme, e non contro, la responsabilità.



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