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CASO GOOGLE/ Youtube, facebook e quella falsa libertà che cancella ogni responsabilità

È difficile definire la cosiddetta libertà del Web; più difficile ancora affermare che riguardi l’informazione, non essendo questa la principale né la migliore delle missioni che la Rete si propone. PAOLA LIBERACE commenta i recenti fatti che hanno messo Google al centro della bufera mediatica

googleisR375_26feb10.jpg (Foto)

Sono tante le voci che si sono levate, in questi giorni, a stigmatizzare la sentenza emessa dal tribunale di Milano, che ha condannato al carcere i dirigenti di Google, rea di aver ospitato sulla sua piattaforma YouTube il video del pestaggio di un ragazzo affetto dalla sindrome di Down. Quasi quante quelle che si erano fatte sentire, qualche giorno prima, per deplorare il gruppo costituito sul social network Facebook, che si proponeva niente meno che il tiro al bersaglio con i ragazzi down. Probabilmente, altrettante di quelle che, non più di un paio di settimane fa, si erano unite al coro del Safer Internet Day, la giornata dedicata a sensibilizzare gli utenti della Rete – i più giovani in particolare - a un utilizzo più prudente e responsabile delle sue risorse (contraddistinta da slogan come “posta con la testa” e “pensaci bene, prima di metterlo online”). È possibile che tutte queste voci siano anche le stesse? Non suona contraddittorio che siano stati gli stessi soggetti - esperti del web 2.0, blogger (o come si usa dire, “blogstar”), giornalisti, guru dei media e accaniti navigatori - a difendere ora l’una ora l’altra di queste posizioni? Chi oggi si scaglia contro la decisione dei giudici milanesi, rei di minacciare la tanto decantata libertà di Internet, lo fa in nome di valori e convinzioni senz’altro rispettabili; valori e convinzioni che faticano, tuttavia, a convivere con quei valori e quelle convinzioni che hanno spinto loro, insieme ad altri, a ritenere intollerabile che un gruppo di persone possa coalizzarsi, realmente o virtualmente, per insultare altre persone, altri esseri umani, ed esercitare nei loro confronti un’istigazione alla violenza, o addirittura una violenza fisica, affatto mitigata dal filtro digitale. Se nel primo caso si parla, non sempre a proposito, di libertà, nel secondo è in gioco la responsabilità: due termini indissolubilmente connessi, impossibili da scindere, poniamo, per difendere il primo a discapito del secondo, o per sposare ora uno ora l’altro a corrente alternata.

 

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