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BIOETICA/ Perché la Consulta ha stravolto la legge 40?

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La Corte Costituzionale in diverse sentenze ha riconosciuto il diritto alla vita al concepito. Ad esempio, nella sentenza n. 35 del 1997 afferma «la tutela del concepito, la cui situazione giuridica si colloca, sia pure con particolari caratteristiche sue proprie, tra i diritti inviolabili dell’uomo riconosciuti e garantiti dall’articolo 2 della Costituzione come il diritto alla vita». L’embrione non può essere trattato come una cosa: non può essere soppresso, perché togliere una vita umana è un reato contro la persona, e nemmeno venduto o acquistato.

L’anno scorso però la Corte ha cambiato orientamento. Nella sentenza 151/2009 dà una nuova interpretazione alla legge 40 dichiarandola illegittima in alcuni suoi punti. All’art. 14, comma 2, cessano di avere efficacia le parole «ad un unico e contemporaneo impianto comunque non superiore a 3 embrioni». Quindi possono essere prelevati non più solo tre embrioni, il numero necessario per un unico impianto, ma anche un numero superiore e quindi si apre la possibilità di congelarli per ulteriori impianti. E ancora, ha dichiarato incostituzionale il comma 3 dello stesso articolo nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. Dopo questa sentenza della Corte, il Tribunale ha considerato il diritto alla salute della donna, persona già nata, prevalente sul diritto di salute dell’embrione.

La Corte ha dato adito a diverse interpretazioni della legge 40 non chiarendo alcuni punti. Ad esempio, gli embrioni prelevati e congelati, se non utilizzati per ulteriori impianti, che fine faranno? Verranno soppressi o usati per la ricerca? Ma questo è vietato dalla stessa legge 40, che infatti considera l’embrione soggetto di diritto, portatore di interessi che devono essere fatti valere attualmente, e non solo il diritto alla vita e alla salute ma anche il diritto alla famiglia, alla propria identità genetica ed affettiva, all’uguaglianza.

Il grado di civiltà di un popolo si riconosce se i progressi della tecnica e della medicina vengono utilizzati per tutelare le libertà fondamentali a tutti gli uomini, anche del soggetto più debole e indifeso. Senza questi diritti fondamentali, riconosciuti a ogni uomo dalla Costituzione, nessun altro diritto avrebbe valore. Lo Stato, attraverso la Corte o il Parlamento non può metterli in discussione e deve intervenire per riconoscerli e garantirli.

 

(Maria Sorpresa)

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