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Cronaca

CORTE DEI DIRITTI/ Così l'Europa scavalca il nostro parlamento

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Tuttavia tale nomina ci consente di aprire alcune finestre su un problema che ci sembra vada affrontato. La nostra Costituzione venne votata nel 1948. All’epoca, ci insegnano i manuali di diritto costituzionale e internazionale, la politica estera era affare dei governi. Il diritto internazionale era un “diritto degli stati e per gli stati” (inter nationes), e chi si occupava nell’arena globale dell’Italia era l’esecutivo, monarca o Consiglio dei ministri che fosse. La nostra Costituzione ha recepito tale impostazione: dei trattati e della politica estera se ne occupano in teoria il Presidente della Repubblica e il Governo, in pratica il solo Governo. Per pochissimi atti si richiede un’autorizzazione preliminare del Parlamento italiano.

 

Oggi, però, le cose non sono più come allora: dal 1948 il diritto e le istituzioni internazionali non si occupano più solo degli affari tra gli stati, ma anche del mondo in cui i privati cittadini stanno tra loro. Se fino al 1948 si parlava di un diritto esterno allo stato, tra le nazioni, oggi il diritto internazionale si occupa anche del diritto interno allo stato, del diritto tra i cittadini. Tralasciamo l’esempio più eclatante, l’Unione europea, che è a tutti noto, e consideriamo anche altro: gli investimenti internazionali delle grandi imprese sono garantiti dai trattati bilaterali di investimento; il commercio internazionale è regolato dall’Organizzazione mondiale del commercio; le legislazioni nazionali sono monitorate dalle varie corti e comitati sui diritti dell’uomo. Che senso ha che di tutte queste cose se ne occupi solo il Consiglio dei ministri, senza che nemmeno si possa interagire con tali dinamiche da parte del Parlamento e del popolo?

 

Tale questione può sembrare populista, ma non lo è: è una questione che va girata direttamente a chi si sta occupando delle riforme costituzionali. Il silenzio sul punto da parte della bozza Violante di riforma costituzionale, quella indicata come punto di partenza per un dialogo in Parlamento, è assordante, eppure essa si occupa diffusamente dei rapporti tra Parlamento e Governo. Il cambiamento dal '48 ad oggi è stato così epocale che su molte materie internazionali ci vorrebbe l’obbligo di consulto popolare referendario (perché sull’Unione europea e Lisbona nessuno ha chiesto al popolo cosa ne pensa?), e su molte altre, magari più tecniche, ma comunque rilevanti per la vita politica del Paese, ci vorrebbe almeno il parere del Parlamento (perché la terna di Strasburgo la deve decidere il Governo, e non vi dev’essere un pubblico dibattito in Parlamento? La nomina di un giudice che si occupa dei diritti dell’uomo ha un forte indirizzo politico, ma oggi non ci è data la possibilità che di ciò se ne discuta in pubblico, nemmeno nel selezionato pubblico del Parlamento).

 

Perché si continua a non occuparsi di queste cose? Perché accettiamo, persino in un periodo di dibattito sulle riforme costituzionali, che su tale argomento regni il silenzio, e che certe cose stiano ben lontane dalla nostra possibilità di pronunciarci?

 

(Sante Pollastro)

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COMMENTI
19/04/2010 - il grande fratello Europeo vs. quello casereccio (Antonio Servadio)

Questa deriva sempre più evidentemente Orwelliana delle istituzioni Europee ora mi sta veramente allarmando. E' il frutto di un'Europa senza alcuno straccio di anima, dove per forza e comunque dentro quel vuoto interiore cresceranno comunque centri di potere altamente burocratizzati e corti sempre più spersonalizzate e spudoratamente ingerenti nella vita interiore dei singoli paesi, e con arroganza. La assurda storia dei crocifissi sui muri ne era prova lampante. "Perché accettiamo, persino in un periodo di dibattito sulle riforme costituzionali, che su tale argomento regni il silenzio". Contesto che ci sia "accettazione" e "dibattito". Queste due parole hanno un significato alto, di cui non ravviso che deboli riflessi nelle gazzarre da cortile che imperversano sempre di più in questo pollaio periferico e decadente del Bel Paese. I nostri dibattiti vertono sulle sorti delle squadre di calcio, sulle vicende del grande fratello in TV, su quante sniffate e quanti donzelle riempiono le ore liete di onorevoli e lestofanti vari. Non c'e' accettazione, c'e' apatia e fuga dalla realtà. Nel quadro desolante, le diatribe sui matrimoni omo sono già un esempio di alto impegno intellettuale, peccato che queste energie sono spese per qualcosa che non ci salverà. Zapatero docet.

 
08/02/2010 - I cittadini Italiani eterni esclusi per scelta (Z sara)

Lei ha perfettamente ragione, e il suo discorso non farebbe una piega se lo stesse facendo in un'altro Paese, perche' nel nostro, i cittadini non si interessano nemmeno al fatto che non possono decidere loro quali persone le devono rappresentare in Parlamento (quel posto dove si approvano leggi che condizionano le loro vite!). Non battono ciglio di fronte al fatto che c'e' un esercito di ex-deputati ed ex-senatori di godono di un numero sproporzionato e indecente di benefici (scaricati sulla collettivita'). Non reagiscono sentendo che certe personalita' occupano posizioni all'interno del Parlamento o della Commissione Europea da piu' di 10 anni (e per fortuna che la democrazia garantisce la rotazione!)E' vero oggi,considerati i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione, i cittadini o chi li rappresenta dovrebbero esser consultati di piu, ma la responsabilita' di chiedere che sia cosi' e' sempre prima di tutto la nostra, se non siamo solo sudditi. Grazie comunque per averci informato di questa ennesima anomalia italiana.