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ELUANA/ Il papà di Italo: il nostro “angelo” in coma ci accudisce da 20 anni

Pubblicazione:martedì 9 febbraio 2010

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Di Eluana ha parlato per mesi un Paese intero. Già allora però i più accorti facevano notare che dietro la cortina del rumore mediatico migliaia di famiglie, in silenzio, accudivano un loro caro nelle stesse condizioni di Eluana. Senza nessuna battaglia per vedere riconosciuto il diritto a morire. Piuttosto alle prese con i propri cari, amati di un affetto grande e discreto, che non appare. Lo stesso affetto che hanno Anna e Giuseppe Triestino per il figlio Italo.


La sua «storia» è molto semplice, un fatto di quelli che dividono la vita in un prima e in un dopo. «Il 18 luglio 1989 - racconta il padre Giuseppe - Italo è rimasto vittima di una disgrazia. Era in macchina con un amico, una semplice serata tra amici. Chi guidava ha avuto un colpo di sonno e sono andati fuori strada. I suoi amici se la cavano ma Italo sbatte violentemente la testa. Lì è cominciato tutto. È stato un po’ in coma profondo, poi è entrato in coma vigile. Mano a mano ha aperto gli occhi, si è ripreso. Fino ad essere com’è ora».


«Italo è tutta la nostra vita - dice Anna -. Dobbiamo ringraziare Dio, che vuol tanto bene a Italo. E anche a noi, perché altrimenti non ci avrebbe mandato così tanta brava gente ad aiutarci. Parlo di tutti i volontari che gli fanno fare le quatto-cinque ore di riabilitazione di cui ha bisogno ogni giorno. E che gli vogliono bene. Non come a un corpo immobile, ma come ad una persona viva». Lei quindi parla con lui? «Sì, tutti parliamo con Italo. Lui ci risponde con gli occhi. Io sto parlando con lei al telefono, lui è qui dietro di me e ci guarda, ha appena girato gli occhi».

 

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COMMENTI
12/02/2012 - Forza a Italo e Anna (brunella tittarelli)

Tutte le sere prego per tutte quelle persone che hanno un loro caro in stato vegetativo; che si chiami Cristian, Luigi, Vincenzo non ha importanza... Anche io ho avuto mio marito per 3 anni in stato vegetativo dopo un incidente e vi assicuro che Cristo mi ha aiutato veramente a portare questa croce, che a volte è troppo pesante da sopportare! Adesso che è morto da tre anni, penso spesso che avrei preferito averlo a quel modo che non averlo più! Però mi rendo conto che è anche un mio punto di vista pieno di egoismo: Lui, medico radiologo, sempre proteso ad aiutare gli altri non avrebbe voluto vivere così, dipendente al 100% dagli altri. Io, però ho fatto l'impossibile per allungargli quella "vita" e non ho avuto mai il pensiero o il coraggio di abbreviarla neanche per un attimo. E' morto nelle mie braccia di embolia polmonare e ancora oggi non riesco a farmene una ragione.

 
09/02/2010 - Forza Italo! (Carla D'Agostino Ungaretti)

Prego il Signore con tutta l'anima perché protegga sempre Italo e i suoi genitori. La loro testimonianza è la vera dimostrazione di cosa significa condividere la Croce di Cristo. Forza Italo!