Cronaca
martedì 9 febbraio 2010
Fiesco, provincia di Cremona. Anna si è raccomandata di non chiamare nel primo pomeriggio, perché dopo pranzo Italo è impegnato negli esercizi quotidiani di ginnastica che i volontari gli fanno fare, per mantenere la mobilità delle articolazioni e l’esercizio muscolare. Altrimenti rischia la paralisi e il blocco respiratorio. Italo è in un letto, comunica con gli occhi, solo con gli occhi.
Papà Giuseppe e mamma Anna si fanno in quattro. «Quando Italo ha fatto vent’anni di coma, è finito sui giornali. Però non ci interessa comparire - spiega Anna -, ma solo che qualcuno ci aiuti un po’ di più. Lei ci chiede la nostra storia. Tutta la nostra vita è Italo. Non è che ci sia da spiegare granché: basta guardarlo. Noi gli vogliamo bene così».
Un anno fa, in una clinica di Udine, si spegneva Eluana Englaro. Una sentenza autorizzava il tutore a sospendere ogni cura, compresa alimentazione e idratazione, perché il suo stato era giudicato irreversibile e non c’era più alcuna possibilità - questa la tesi dei giudici - che lo stato della ragazza potesse cambiare.
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Tutte le sere prego per tutte quelle persone che hanno un loro caro in stato vegetativo; che si chiami Cristian, Luigi, Vincenzo non ha importanza... Anche io ho avuto mio marito per 3 anni in stato vegetativo dopo un incidente e vi assicuro che Cristo mi ha aiutato veramente a portare questa croce, che a volte è troppo pesante da sopportare! Adesso che è morto da tre anni, penso spesso che avrei preferito averlo a quel modo che non averlo più! Però mi rendo conto che è anche un mio punto di vista pieno di egoismo: Lui, medico radiologo, sempre proteso ad aiutare gli altri non avrebbe voluto vivere così, dipendente al 100% dagli altri. Io, però ho fatto l'impossibile per allungargli quella "vita" e non ho avuto mai il pensiero o il coraggio di abbreviarla neanche per un attimo. E' morto nelle mie braccia di embolia polmonare e ancora oggi non riesco a farmene una ragione.
Prego il Signore con tutta l'anima perché protegga sempre Italo e i suoi genitori. La loro testimonianza è la vera dimostrazione di cosa significa condividere la Croce di Cristo. Forza Italo!
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