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MISTERO DI VIA POMA/ Meluzzi: Vanacore ha ceduto al suo fantasma e a una situazione Kafkiana

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Non saprei, non ho ancora esaminato gli ultimi avvenimenti nei particolari e non conosco le dinamiche degli ultimi avvenimenti processuali. Personalmente tendo a pensare che la riapertura del processo avrebbe dato luogo a dimensioni cannibaliche, in un paese in cui si può essere condannati in assenza di prove certe ma in esclusione di esse, come capitato ad Anna Maria Franzoni nel caso di Cogne.

L’unica strategia in un paese in cui non si può assolvere per assenza di prove ma bisogna per forza trovare un capro espiatorio diventa quella di trovare un altro colpevole a tutti i costi. Se la giustizia non è laica e non ha la forza di dire: in questo caso non abbiamo una ragionevole certezza e non possiamo condannare qualcuno, ma invece dice che qualcuno bisogna condannare per placare il Moloch, allora l’unica strategia diventa sparare su qualcun altro. Questo Moloch diventa cannibalico e auto cannibalico.

 

 

 

Che visione ha allora del futuro della giustizia nel nostro Paese?

 

C’è qualcosa di culturalmente molto deforme che riguarda il funzionamento della la giustizia, specialmente quella penale, in Italia. E’ il paese in cui probabilmente c’è il più alto tasso di illegalità in Europa e allo stesso tempo la più clamorosa recitazione di giustizia che si sia mai vista, una sorta di tronfio teatro in cui si sfuma dalla commedia alla tragedia e dalla tragedia alla commedia. Una cultura che è una miscela di lassismo e di giustizialismo combinati insieme in modo mostruoso.

 

(Paolo Vites)



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