BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Marina Corradi: l’antidoto all’odio dei giornali? Andare a pesca col cane...

Dai media trapela un velenoso odio che rischia di farci apparire gli altri come nemici. MARINA CORRADI prova a spiegarci il suo antidoto a questo male. L’articolo è tratto dal numero di Tempi oggi in edicola

Di_Pietro_spiritatoR375.jpg (Foto)

L'articolo è tratto dal numero di Tempi oggi in edicola

Passa e ripassa in tv la maschera rabbiosa di Di Pietro - aspirante duce voglioso di folle da guidare. Sui forum online dei quotidiani il risentimento e il disprezzo dei lettori spaventano. Sembra quasi di sentire cigolare sotto ai piedi le strutture portanti del paese. Che siano vecchi ormai questi assiti, e le fondamenta sotto, dopo sessantacinque anni di pace?


Stamattina il barista e il solito cliente con la barba litigavano sul decreto salvaliste. «La legge sta sempre dalla parte dei padroni», diceva, duro, il ragazzo dietro al banco. Il cliente se ne è andato senza salutare. Mai visti, quei due, così ostili - come scoprendo nell’altro, ciascuno, un nemico. Allora ho preso il cane e sono andata verso il parco.

L’espressione che uso fra me è: «Andare a pesca col cane». Ho scoperto infatti che fra le pieghe di questa Milano affannata e fredda c’è un modo per parlare con gli estranei, e addirittura per entrare in confidenza con gente mai vista prima. Con il cane al guinzaglio vai a camminare, con calma, ai giardini. Non ostentando fretta. Magari sedendoti su una panchina. E aspetti. Allora, quasi inesorabilmente qualcuno, spesso un vecchio, ti si avvicina col suo cane.

I due animali si annusano, «di che razza è?» si domanda gentilmente. Ma è un pretesto, o forse il codice di una affinità comune. Se non si mostra premura, l’altro si ferma. E comincia a parlare.  Racconta che quel cane era di suo fratello, che è morto; e ancora l’animale, quando passa davanti al suo vecchio portone, si ferma, e non vuole proseguire. E il fratello quel cane l’aveva trovato cucciolo, fradicio sotto un temporale, in aperta campagna. «Sempre stati diversi noi due», continua lo sconosciuto. «Io da ragazzo alle bestie tiravo i sassi, lui raccattava i passeri caduti dal nido…».

 

E si materializza, mentre attorno al parco il traffico del mattino romba impaziente, un’infanzia in qualche corte della Cagnola, o in via Sarpi. Guardi il vecchio e cerchi di immaginarti la sua faccia liscia, senza rughe. Per un istante, ci riesci - poi le rughe si riprendono quel volto. Il fratello, la casa, Milano. Non sapresti ricostruire come è stato, o per quale percorso: ma ora vengono su i ricordi di un bambino negli anni della guerra.

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO