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Cronaca

LA STORIA/ Il racconto: "Travolto da una valanga, devo la vita a un miracolo"

(Immagine d'archivio)(Immagine d'archivio)

Perché la voglia di andare in montagna supera la capacità, e la volontà, di valutare oggettivamente le condizioni. Anche noi, se ci fosse stato grado 3, non saremmo mai partiti; ma a stagione avanzata, con neve per lo più assestata e su un percorso di quella difficoltà, il grado 2 poteva essere un livello di rischio accettabile. Va detto poi che il grado di rischio diffuso nei bollettini è generalizzato, e non può riferirsi ad ogni angolo di versante. Le condizioni in montagna sono sempre molto locali e vanno valutate sul posto. È questo a rendere tutto molto, molto difficile. E a volte non basta.

 

Come le sembra l’approccio di giornali e tv a questo problema degli incidenti in montagna, soprattutto d’inverno?

I media confondono molto spesso incidente e incidente. Un conto è quello che capita appena fuori da una pista battuta, perché uno snowboarder provoca uno smottamento di neve fresca, con conseguenze anche disastrose. Altra cosa è un incidente che capita in alta montagna. Mi piacerebbe capire se in questi anni, proporzionalmente agli eventi nevosi, il numero di incidenti è realmente aumentato o no. La mia impressione è che sia semplicemente più pubblicato. Con questo però non intendo tirarmi indietro dalle mie responsabilità personali.

 

Cosa intende dire?

Ogni volta che ripenso a quelli che sono venuti a prendermi non mi do pace, pensando ai rischi che hanno corso. Quello che ci è successo mi sta sempre davanti agli occhi, non puoi cancellarlo. Quando sento di nuovi incidenti e di vittime provo disagio e tanta tristezza. Penso a tutte quelle persone che, a differenza di me, non ce l’hanno fatta.

 

Perché anche dopo un incidente come quello che le è successo, va via ancora con gli sci?

Per passione, perché è una cosa bellissima. La montagna non è una sfida al pericolo, ma l’esperienza di una bellezza che stando a casa non riusciremmo mai a immaginare. Certo un incidente come il mio è un fatto che ti cambia per sempre. Cerchi di far tesoro di quello che è successo. Diventi ancor più prudente, ti «fermi» prima. Sei molto più capace di rinunciare.

 

Si è mai chiesto come ha fatto a salvarsi?

Sì e mi sono anche dato quella che secondo me è l’unica risposta possibile. Non è stato né per un colpo di fortuna, né per una casualità se ci siamo salvati cadendo dal di là. L’incidente, i soccorsi, l’intervento… Tutto è andato in un modo che nessuna legge umana poteva prevedere a priori. Può essersi trattato solo di un miracolo.

 

(Federico Ferraù)

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COMMENTI
15/03/2010 - Travolti dai miracoli. (claudia mazzola)

Io credo nel miracolo, anche quello quotidiano di quando apro gli occhi la mattina e quando sento mio marito che con gioia dice "Oggi si lavora per mangiare". Cosa grande e meravigliosa!