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LA STORIA/ Il racconto: "Travolto da una valanga, devo la vita a un miracolo"

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Pale di San Martino, nelle Dolomiti. La catena settentrionale è una successione di cime, torri e pinnacoli che sfiorano, o superano, i tremila metri. Fino a giugno tutte le cime, tranne le pareti più verticali, sono coperte di neve. Neve che agli occhi di un profano appare candida ma repulsiva, impercorribile, attaccata contro la forza di gravità a pendii e creste apparentemente irraggiungibili.

Proprio là un difficile itinerario consente di scalare la cresta da sud a nord, dal passo del Travignolo al Passo delle Faràngole. Una cavalcata in alta quota, sul filo spartiacque, tra saliscendi, cime, pendii e canali. Una via sinuosa, che gli alpinisti devono saper trovare e tracciarsi da soli, alternando gli sci alla piccozza e ai ramponi.

Aprile 1999. Matteo Sgrenzaroli e Stefano Governo, alpinisti veronesi, centinaia di ascensioni all'attivo su roccia e ghiaccio, sono gente navigata. All’alba del 9 aprile calzano gli sci e affrontano decisi il ghiacciaio del Travignolo. Non sanno che li aspetta il giorno probabilmente più lungo e difficile della loro vita.

«Siamo partiti molto presto, la mattina, dal passo Rolle - racconta Sgrenzaroli a ilsussidiario.net -. La traversata è molto lunga, ma le condizioni erano buone e andavamo spediti. Il rischio valanghe era accettabile: il bollettino dava grado 2 (il grado di rischio va da 1 a 5, ndr), con possibile zero termico in rialzo. Però in una zona e in un percorso complesso come quello, le condizioni della neve non sono mai uniformi, variano da versante a versante e anche nel corso della stessa giornata la neve si trasforma».

 

Dunque eravate impegnati nella traversata.

Eravamo a buon punto, ma ancora molto in alto. Avevamo scavalcato Cima Vezzana, eravamo scesi con gli sci nella conca dell’alta Val Strut, per poi risalire con un ripido canale verso Cima dei Bureloni. Ci aspettava dall’altra parte una lunga discesa fino al Passo delle Faràngole e da lì fino al Passo Rolle. Insomma, sembrava cosa fatta.

 

E invece?

Siamo usciti dal canale, che porta ad una stretta forcella nevosa, molto aerea, poco sotto Cima dei Bureloni. Lì abbiamo mangiato un boccone, e abbiamo dato un’occhiata. In un attimo saremmo potuti andare in cima. Abbiamo piantato gli sci e siamo andati senza, perché il passaggio è stretto e molto esposto. Tra l’altro c’erano ancora vecchie tracce di sci, lasciate da alcuni nostri amici che erano stati là appena una settimana prima. Saranno state circa le tre del pomeriggio. Il tempo era buono, ma faceva abbastanza caldo. La temperatura era comunque sotto zero.

 

A quel punto cos’è successo?


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COMMENTI
15/03/2010 - Travolti dai miracoli. (claudia mazzola)

Io credo nel miracolo, anche quello quotidiano di quando apro gli occhi la mattina e quando sento mio marito che con gioia dice "Oggi si lavora per mangiare". Cosa grande e meravigliosa!