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EDUCAZIONE/ Carrón: una diversità umana contro il torpore. Bagnasco: una questione antropologica

Il card. Angelo Bagnasco (Imagoeconomica) Il card. Angelo Bagnasco (Imagoeconomica)

Due sono allora i fattori di una rinascita dell’esperienza educativa.

In primo luogo, la consapevolezza del metodo. L’unica cosa in grado di svegliare l’io dal suo torpore, non è una organizzazione o un richiamo etico più accanito, ma l’imbattersi in una diversità umana. Perché questo possa accadere occorrono - ed è il secondo fattore indispensabile - degli adulti che incarnino nella loro vita una «risposta plausibile» (così la definiva a Genova Sua Eminenza il cardinale Angelo Bagnasco, nell’omelia alla Messa per il quinto anniversario della morte di don Giussani, Genova, 23 febbraio 2010), che possa offrirsi agli altri. Si tratta di una straordinaria possibilità di verifica: partecipando all’avventura educativa, cercando cioè di introdurre altri uomini alla totalità del reale, viene a galla senza possibilità di astrazioni se noi per primi partecipiamo all’avventura della conoscenza. Don Giussani ci ha sempre detto che la forma dell’educazione è la «comunicazione di sé» (L. Giussani, Realtà e giovinezza. La sfida, Società Editrice Internazionale, Torino 1995, p. 172), cioè del proprio modo di rapportasi con la realtà; perciò noi possiamo educare solo se per primi accettiamo la sfida del reale, comprese le paure, le difficoltà, le obiezioni. Proprio questo mostrerà a tutti la portata della fede come risposta alle esigenze di un uomo ragionevole del nostro tempo. E renderà per ciascuno di noi entusiasmante e carica di speranza l’avventura educativa.

 

Attraverso l’incontro di questa sera vorremmo, dunque, corrispondere alla preoccupazione educativa della Chiesa italiana, riecheggiata anche di recente nelle parole del nostro arcivescovo Dionigi Tettamanzi (durante la Messa per il quinto anniversario della morte di don Giussani): «Il giudizio cristiano sulla realtà, la formazione della coscienza secondo la fede cristiana si pone come fondamento e forza di quell’impegno educativo che rappresenta senza alcun dubbio, come spesso ripete il Santo Padre, una delle attuali priorità pastorali della Chiesa. I Vescovi italiani intendono raccogliere questa sfida e la presentano come decisiva per il prossimo decennio pastorale. Penso che l’insegnamento, la vita, le opere di don Giussani abbiano al riguardo ancora tanto da offrire alle nostre comunità» (D. Tettamanzi, «Un’eredità spirituale e pastorale da vivere», Omelia alla Messa nel V anniversario della morte di Luigi Giussani, Milano, 22 febbraio 2010).

 

Strappare l’uomo dal torpore, richiamarlo all’essere: questo è il livello elementare e decisivo dell’educazione. E questo è davvero possibile, come esito, solo se accettiamo e diventa nostro lo sguardo di Cristo sulla realtà: «Dio si dà, dà se stesso all’uomo. E Dio cos’è? La sorgente dell’essere. Dio dà all’uomo l’essere: dà all’uomo di essere; dà all’uomo di essere di più, di crescere; dà all’uomo di essere completamente se stesso, di crescere fino alla sua compiutezza, cioè dona all’uomo di essere felice» (L. Giussani, Si può vivere così?, Rizzoli, Milano 2007, p. 327).

 

 

L’avventura educativa - lezione del card. Angelo Bagnasco

Istanze educative e questione antropologica

 

0. Premessa

 

Sono lieto di essere qui con voi per parlare di qualcosa che non solo ci sta a cuore, ma che sentiamo essere parte del nostro essere persone e credenti. Cioè del nostro essere discepoli del Maestro – il Signore Gesù – che non cessa di educare ad una umanità nuova e piena. Egli continua a parlare all’intelligenza e a scaldare il cuore di coloro che si aprono alla sua verità e al suo amore e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della novità del Vangelo e così annunciare a tutti la gioia e il fascino di un incontro che cambia la vita e che fa fiorire l’umano. La Chiesa continua l’opera del suo Signore, e la sua storia bimillenaria è un intreccio di evangelizzazione e di educazione: annunciare la persona di Cristo, vero Dio e vero uomo, significa portare a pienezza l’uomo e quindi creare cultura e civiltà. A volte, a fronte di tante situazioni di violenza vecchie e nuove, al mondo ancora così lacerato da squilibri e ingiustizie, o a forme di involuzione culturale, potremmo chiederci: quanto ha inciso il Cristianesimo nell’elevazione dell’umanità, quanto efficace è stata ed è la predicazione della fede? Potremmo risponderci: e che cosa sarebbe stato e sarebbe il mondo senza il Vangelo di Cristo? Senza la presenza della Chiesa con i suoi sacerdoti, i religiosi e le religiose, i laici, i gruppi, le associazioni, i movimenti, le istituzioni di carità e di promozione, di ascolto? Senza il vortice di continua preghiera che si eleva a Dio da ogni parte della terra da secoli e che eleva i cuori di moltitudini, rende la coscienza migliore, la rafforza contro il male? Senza quella rete sterminata di piccole luci che rendono l’universo più luminoso? E dove sarebbe quel popolo immenso sparso sino ai confini della terra fatto di persone umili e buone che fanno la storia vera – quella del bene – con la loro vita riferita a Cristo? Conosciamo i limiti e gli errori della condizione umana, ma ciò non può oscurare l’esperienza secolare della comunità cristiana.

 

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COMMENTI
20/03/2010 - Dall'insegnamento teorico alla prassi quotidiana (enrico maranzana)

"Strappare l’uomo dal torpore, richiamarlo all’essere: questo è il livello elementare e decisivo dell’educazione". Contestualizziamo questa affermazione in campo evangelico per prendere a esempio la pedagogia di Gesù: "Amatevi gli uni e gli altri come io vi ho amato" esprime il principio che sull'esempio, sull'autenticità della propria vita si comunicano esperienze educative. L'insegnamento per parabole, inoltre, è una tipica modalità di insegnamento per problemi: non trasmette concetti astratti ma fornisce lieviti per stimolare e promuovere la crescita personale. Se illuminiamo con questa luce quanto avviene nel mondo della scuola possiamo constatare che i nuovi regolamenti per il riordino delle superiori contengono indicazioni per l'organizzazione di percorsi che hanno natura ascendente, dall'esperienza di laboratorio, per astrazione, si giunge alla conoscenza, proprio come faceva Gesù. Il cambiamento che potrebbe essere indotto dalla norma trova di fronte a se moltissimi ostacoli: il tradizionale modello di scuola, forme di insegnamento autoritarie, la centralità dei saperi, l'incapacità di cambiare punto di vista, tutte questioni che impediscono alla scuola di "uscire dal suo torpore".

 
20/03/2010 - Emergenza Educativa (Daniele Prof Pauletto)

Ci troviamo davanti a una paralisi, a una incapacità di interessarsi ad alcunché questa deriva, che oggi è dilagata è una crisi di fiducia nella vita e allora, per ripartire si de deve andare al centro, al centro dell’uomo, il suo cuore L’unica cosa in grado di svegliare l’io dal suo torpore è l'incontro da una parte l'incontro con gli adulti, con una testimoninza di vita vera e significativa, infatti la forma dell’educazione è la «comunicazione di sé» con piccole luci che rendono l’universo più luminoso, parlare all’intelligenza e a scaldare il cuore dall'altra aprirsi al Creatore "Vi darò un cuore nuovo, * metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra * e vi darò un cuore di carne. (Ez 36, 24-28) una sfida per ogni adulto,genitore,insegnante educatore ...