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Cronaca

EDUCAZIONE/ Carrón: una diversità umana contro il torpore. Bagnasco: una questione antropologica

Il card. Angelo Bagnasco (Imagoeconomica)Il card. Angelo Bagnasco (Imagoeconomica)

I Vescovi italiani hanno scelto, come Orientamenti Pastorali per il decennio appena iniziato, proprio la sfida educativa: responsabilità e grazia! Grazia perché significa continuare a “comunicare il vangelo in un mondo che cambia”, e significa declinarlo nella dimensione specifica dell’educazione. Responsabilità perché se educare mai è stato facile, oggi si tratta di accettare la sfida che viene dalla complessità spesso contraddittoria della cultura e della società. Il Santo Padre Benedetto XVI non solo ci esorta a questo con il limpido e puntuale Magistero, ma ci precede sulla via educativa del popolo di Dio, avendo chiaramente nello sguardo e nel cuore ogni uomo, poiché l’umanità piena che si rivela in Gesù, e in Lui si incontra, non esclude nessuno.

 

La felice espressione “emergenza educativa”, divenuta tanto familiare in questi ultimi tempi dentro e fuori della Chiesa, può risultare particolarmente arricchita se la si legge con un occhio attento alla lezione di un grande filosofo e teologo dell’ottocento italiano, il beato Antonio Rosmini. La sua prospettiva mi sembra vada ad incrociare punti cruciali emergenti nell’attuale contesto culturale e pastorale. 

 

E per cogliere tutta la portata del contributo positivo che può venirci dalla prospettiva rosminiana, e che va nella direzione di un arricchimento del senso che all’ “emergenza educativa” ha voluto dare lo stesso Benedetto XVI, torna utile ricordare che le “emergenze”, per loro natura, non fanno parte della vita ordinaria e della storia quotidiana delle persone; esse irrompono tanto improvvise quanto inattese. Mentre né inattesa né improvvisa può essere ritenuta l’esigenza di educare e di educarsi, dal momento che, come scrive il Rosmini, «l’educazione è un affare gravissimo» (Dell’educazione cristiana, Città Nuova ed., Roma 1994, p.47), nel senso di “affare di grande portata”, per il fatto che essa mira a «rendere l’uomo stesso buono con riguardo a tutte le circostanze nelle quali si trova; [rendere l’uomo] capace di usare di esse, e di tutti gli altri mezzi al vero vantaggio di sé e d’altri; e [renderlo] così autore del proprio bene e specialmente della propria virtù e della propria felicità» (Idem, Scritti vari di metodo e di pedagogia, Unione Tipografica Ed., Torino 1883, p.499). E questo, aggiunge Rosmini, appartiene ad ogni uomo, in ogni fase della sua vita, dal momento che a tutti gli uomini è chiesto spendersi per realizzare il bene.

 

In altri termini, se è vero che la società contemporanea è attraversata sempre più da deficit preoccupanti di “buona educazione”, è anche vero che una risposta efficace non può venire da una comunità che si limita ad affrontare questo deficit come se si trattasse di una “emergenza” piuttosto che di un “compito” quotidiano.

 

E, a richiedere che quello pedagogico venga considerato un compito quotidiano, non sono circostanze episodiche, seppure preoccupanti né il moltiplicarsi dei segnali di cattiva o inesistente educazione. A chiedere che quello pedagogico venga considerato un compito quotidiano è la natura stessa dell’uomo. Tanto che non è affatto azzardato affermare che la “questione pedagogica” (o se si vuole, l’emergenza educativa) va di pari passo con la “questione antropologica”.

 

Le circostanze che fecero da sfondo alle pagine pedagogiche del nostro Autore presentano forti analogie con quelle odierne, che stanno chiamando a raccolta le energie più sensibili intorno all’emergenza educativa e, tra queste, la stessa Chiesa italiana.

 

È noto l’enorme dispendio di energie messo in campo sia dall’Illuminismo sia dal Liberalismo di fine Settecento inizi Ottocento. Sia l’uno che l’altro non tralasciarono il ricorso a strumenti di propaganda e di formazione che facevano coincidere la razionalizzazione delle attività lavorative e il miglioramento della qualità della vita con un deciso e progressivo allontanamento dalla religione e dall’etica cristiana. La conseguenza più immediata dell’offensiva illuministico-liberale si presentò subito con i caratteri di una evidente frattura tra cristianesimo e società civile e politica, aprendo per la Chiesa un nuovo ed inedito fronte missionario.

 

Rosmini, di fronte a questa situazione, non veste né i panni del rinunciatario né quelli dell’ottuso oppositore: la validità della sua impostazione – “apologetica”, nel senso più alto della parola - trova fondamento nello stretto legame tra filosofia, antropologia, pedagogia; legame che, a sua volta, garantisce la consequenzialità tra pensiero teologico ed istanze etiche, politiche e di natura giuridica.

 

In questo quadro, l’educazione della persona non si presenta affatto come un compito marginale o comunque da invocare in momenti di “emergenza”, quanto piuttosto come la prosecuzione del “governo divino del mondo” «con cui ordinando e disponendo gli avvenimenti (Dio) educò il genere umano e l’educa di continuo» (Idem, Sistema filosofico, n. 244).

(…)

 

Clicca qui per andare alla versione completa della lezione del card. Angelo Bagnasco

  

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COMMENTI
20/03/2010 - Dall'insegnamento teorico alla prassi quotidiana (enrico maranzana)

"Strappare l’uomo dal torpore, richiamarlo all’essere: questo è il livello elementare e decisivo dell’educazione". Contestualizziamo questa affermazione in campo evangelico per prendere a esempio la pedagogia di Gesù: "Amatevi gli uni e gli altri come io vi ho amato" esprime il principio che sull'esempio, sull'autenticità della propria vita si comunicano esperienze educative. L'insegnamento per parabole, inoltre, è una tipica modalità di insegnamento per problemi: non trasmette concetti astratti ma fornisce lieviti per stimolare e promuovere la crescita personale. Se illuminiamo con questa luce quanto avviene nel mondo della scuola possiamo constatare che i nuovi regolamenti per il riordino delle superiori contengono indicazioni per l'organizzazione di percorsi che hanno natura ascendente, dall'esperienza di laboratorio, per astrazione, si giunge alla conoscenza, proprio come faceva Gesù. Il cambiamento che potrebbe essere indotto dalla norma trova di fronte a se moltissimi ostacoli: il tradizionale modello di scuola, forme di insegnamento autoritarie, la centralità dei saperi, l'incapacità di cambiare punto di vista, tutte questioni che impediscono alla scuola di "uscire dal suo torpore".

 
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