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Cronaca

J’ACCUSE/ Vivere 120 anni, il sogno malato dei Veronesi che fa fuori i giovani

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Per tutti questi motivi l’idea dei 120 anni è un’espressione di egoismo sociale. Ma c’è un altro motivo che rende inquietante questo sogno: infatti è come se si volesse estirpare dalla coscienza degli uomini quella dimensione di limite che invece è costitutiva. E che cos’è l’uomo privato di questa dimensione se non un uomo destinato ad essere creatura sempre più artificiale? Un uomo proprio per questo sempre più manipolabile?

 

E, infine, c’è anche un che di disumano, di gratuitamente crudele nel censurare quella umanissima stanchezza di vivere che ad un certo punto coglie le persone («l’uomo non può sopportare troppa realtà», ammonisce una poesia di Eliot). Come scrisse il grande Albert Einstein «l’universo non è i miei numeri: è pervaso tutto dal mistero. Chi non ha il senso del mistero è un uomo mezzo morto». 120 anni così? No, grazie.

 

(L’articolo è tratto dal numero del settimanale Vita in edicola oggi)

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COMMENTI
21/03/2010 - Priorità (Vulzio Abramo Prati)

Credo che la priorità da dare alla vita non sia tanto quella di poter vivere, noi occidentali benestanti e istruiti, 120 anni, ma piuttosto quella di "concedere" a tutti i cittadini del mondo di poter vivere una vita degna di questo nome. Credo che il giorno in cui ci presenteremo davanti a Dio, indipendentemente dall'età anagrafica in cui questo avverrà, ci verrà chiesto conto del fatto che abbiamo lasciato morire di fame 50 milioni di persone all'anno, destinando invece tanta nostra "intelligenza" ad allungare la nostra vita! Se poi ci presenteremo a questo appuntamento a 120 anni sarà forse anche peggio! Credo inoltre che anche tanti nostri "vecchietti" abbandonati negli istituti non siano così ansiosi di superare i 100 anni. Forse è maglio rivedere le nostre priorità riempiendo la nostra vita, prima di allungarla!!

 
20/03/2010 - Ricercatori o Ricerca ? (Antonio Servadio)

Caro Sig. Rossi, grazie per la passione con cui difende la ricerca scientifica. Inoltre, personalmente ho sempre stimato e continuo a stimare sia il Veronesi sia il mitico Don Verze'. Per tutto il resto invece dissento dalle opinioni da lei cortesemente espresse. Innanzitutto, non ho ravvisato nell'articolo alcuna ombra oscurantista o anti-scientifica che dir si voglia. Desidero anche precisare che le opinioni e le esternazioni mediatiche (ormai di moda anche in questo ambiente) di medici o scienziati sono e restano loro opinioni. All'interno del mondo scientifico "ortodosso" possiamo trovare molte e diverse voci (persino alcune decisamente "eterodosse"), anche se le opinioni meno "illuministiche" ovviamente non fanno notizia perche' non possono essere mediaticamente folgoranti. Piu' in generale, la scienza non e' quel monolite compatto di certezze che puo' apparire ad una lettura "scolastica" della materia. Quanto ai risvolti etici e prospettici in generale, la loro lettura e le scelte inerenti sono appannaggio dell' intera societa' civile, esattamente come la politica non e' questione di tecnica. A mio modo di vedere sicuramente la ricerca e' indispensabile sia sul piano cognitivo sia per produrre innovazione. Che poi questo sia l'unico ingrediente per il progresso umano e' una grande ingenuita'. Invito alla lettura, ad es., dei poemi epici, o delle tragedie greche, per constatare come siano diverse le velocita' della scienza rispetto alle altre velocita' della storia.

 
20/03/2010 - Completamente d' accordo. (GIOVANNI PIERONI)

Grazie Sig. Frangi del bello e chiarissimo articolo. Sono veramente esterrefatto dalle continue sparate di certi scienziati di moda che in quanto a buon senso dimostrano di avere molto da imparare anche dal semplice uomo della strada. E poi mi sembra che anche sul piano scientifico palesino, dai vari Einstein, buchi di qualche anno luce. Sono veramente pericolosi almeno quanto lo erano gli scienziati senza scrupoli nazisti, spinti solo dalla loro brama di asservimento dell' umanità. Stiamoci molto attenti!

 
20/03/2010 - La ricerca è vita! (ANDREA ROSSI)

Sig. Frangi, ho letto con attenzione il suo articolo e, l'ho poi riletto altre due volte per sentire più profondamente le sue tesi ma mi sono reso conto che non riesco a condividere le sue argomentazioni ovvero non riesco a far mie le basi sulle quali poggiano e quindi il suo giudizio finale: " vi è qualcosa di egoistico e disumano nell'utopia di vita infinita" non è per me accettabile. Lei argomenta questo suo giudizio affidandosi ad un concetto demagogico, parlando quindi di un mondo spezzato in due, fatto di persone di prima classe e di seconda classe . Ritengo Lei sbagli perchè la storia ci ha insegnato che per superare queste divisioni vi è solo la "scienza" declinata in ricerca, cultura, coscienza del se, emozione per la scoperta eccetera. Tanto più la conoscenza dell'Uomo si amplia e si distribuisce tanto maggiore è la liberta dell'individuo. La libertà dell'individuo porta all'autodeterminazione e al miglioramento della qualità della vita, cioè proprio quella che Lei auspica. Trovo molto illiberale il suo cassare così fermamente il desiderio di ricerca definendolo egoistico e narcisistico perchè la ricerca aiuta a capire, a capirci e a fare delle scelte migliori per noi e per l'umanità Infine trovo oscurantista il voler porre dei limiti alla volontà di scoprire cosa c'è aldilà del muro. I muri, lo sappiamo, sono delle barriere , delle prigioni che come tali portano alla "morte" civile ovvero la negazione della vita. Con i miei rispetti. Andrea Rossi

 
19/03/2010 - Vita eterna ? - non e' di questo mondo (Antonio Servadio)

Ringrazio sentitamente l'articolisita Frangi per le sue parole tanto semplici, chiare e vere. Concordo al 100% su tutta la linea. Evviva il coraggio di non restare sempre e solo nella facile traccia dei commenti positivistici, di allontanarsi dalle facili esultazioni vittoriose. Ricordiamoci sempre il quesito se il nostro sforzo debba essere di "DARE VITA AGLI ANNI O ANNI ALLA VITA". Osservo che molti di coloro che si accaniscono a "lottare" per l'allungamento della vita a tutti i costi sono gli stessi che parteggiano contro la difesa della vita, ad es. quella dei pazienti in "stato vegetativo" o della vita embrio-fetale.

 
19/03/2010 - società di vecchi (marco nocetti)

Grazie per queste parole ricche di lucidità. Di quella lucidià che hanno smarrito personaggi come Veronesi, don Verzè ed anche Berlusconi che sul tema si era nei mesi scorsi molto speso e che a mio parere comincia a diventare un'icona di questo modo insano di invecchiare). E' sconcertante vedere come personaggi che, come questi, dovrebbero essere campioni di raziocinio manchino di una visione organica dell'uomo e della società e finiscano così per non rendersi conto di presentare come un luminoso futuro una società di morti che camminano. Ed è ancor più sconcertante vedere che non capiscono (o forse lo capiscono benissimo ma le priorità che hanno sono altre) che un sistema come quello che paventano sarebbe insostenibile, oltre che da un pinto di vista psicologico, anche da un punto di vista economico, come già oggi dimostra la situazione di tutti i sistemi di welfare del mondo gravati dai costi di sanità e previdenza che non lasciano niente a chi, scampato a contraccezione, eugenetica e tutto il resto è, nonostane tutto, venuto al mondo negli ultimi 20-30 anni.