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Cronaca

J’ACCUSE/ Vivere 120 anni, il sogno malato dei Veronesi che fa fuori i giovani

C’è qualcosa di malsano in questa utopia da vita infinita, in questo rilancio in un tempo sempre più indeterminato e illusoriamente infinito. L’articolo è tratto dal numero di Vita oggi in edicola

Veronesi_VerzeR375.jpg(Foto)

Vivere sino a 120 anni. È da un po’ che informazione scientifica, guru della medicina e anche tanti personaggi pubblici hanno fatto suonare questa sirena tentatrice alle nostre orecchie. Se ne è parlato anche settimana passata, a proposito di due personaggi di appartenenza culturale tanto diversa ma uniti in questa convinzione: sono don Verzé, il fondatore del San Raffaele, e Umberto Veronesi, il celebre oncologo che alle porte di Milano sta costruendo un impero per la lotta al cancro.

 

C’è qualcosa di malsano in questa utopia da vita infinita, in questo rilancio in un tempo sempre più indeterminato e illusoriamente infinito. Quasi che il prolungamento dell’esistenza possa in qualche modo compensarne il vuoto.

C’è un che di malsano nel sentire ipotesi di questo tipo in una società che pervicacemente lascia al loro destino i suoi (per altro pochissimi) giovani. Una società che non sa più fare figli ma che si preoccupa di custodire se stessa sino alle soglie di un’impossibile eternità. Da una lato è un sogno di insensato egoismo, dall’altro è un modo per chiudere fuori dalla porta le grandi domande di senso lasciate inevase.

120 anni? No, grazie. Noi preferiamo pensare e occuparci della vita che abbiamo davanti a noi. Della vita prossima, quella che c’è e che ci circonda. Non barattiamo la consistenza del presente con i luccichii psichedelici del futuro. In questa tentazione un po’ mefistofelica di sfidare il limite spostandolo sempre più in là, si avverte quasi un senso di disprezzo per il presente. Con che faccia e in base a quale morale si possono inseguire conquiste come queste, quando ci si trova a vivere in un mondo in cui un’enorme fetta di umanità fatica a raggiungere un livello e una quantità di vita appena dignitosa?

I 120 anni sono il simbolo di un mondo sempre più spezzato in due. In cui c’è chi può permettersi ogni tipo di privilegio, compreso quello di avere una quantità tripla di esistenza, e c’è chi invece è stato lasciato su un binario morto, con poche briciole di futuro. È una forma di prepotenza morale da parte degli uomini che vivono in prima classe nei confronti di tutti gli altri, la stragrande maggioranza, che arrivano ansimando a chiudere la loro giornata.

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COMMENTI
21/03/2010 - Priorità (Vulzio Abramo Prati)

Credo che la priorità da dare alla vita non sia tanto quella di poter vivere, noi occidentali benestanti e istruiti, 120 anni, ma piuttosto quella di "concedere" a tutti i cittadini del mondo di poter vivere una vita degna di questo nome. Credo che il giorno in cui ci presenteremo davanti a Dio, indipendentemente dall'età anagrafica in cui questo avverrà, ci verrà chiesto conto del fatto che abbiamo lasciato morire di fame 50 milioni di persone all'anno, destinando invece tanta nostra "intelligenza" ad allungare la nostra vita! Se poi ci presenteremo a questo appuntamento a 120 anni sarà forse anche peggio! Credo inoltre che anche tanti nostri "vecchietti" abbandonati negli istituti non siano così ansiosi di superare i 100 anni. Forse è maglio rivedere le nostre priorità riempiendo la nostra vita, prima di allungarla!!

 
20/03/2010 - Ricercatori o Ricerca ? (Antonio Servadio)

Caro Sig. Rossi, grazie per la passione con cui difende la ricerca scientifica. Inoltre, personalmente ho sempre stimato e continuo a stimare sia il Veronesi sia il mitico Don Verze'. Per tutto il resto invece dissento dalle opinioni da lei cortesemente espresse. Innanzitutto, non ho ravvisato nell'articolo alcuna ombra oscurantista o anti-scientifica che dir si voglia. Desidero anche precisare che le opinioni e le esternazioni mediatiche (ormai di moda anche in questo ambiente) di medici o scienziati sono e restano loro opinioni. All'interno del mondo scientifico "ortodosso" possiamo trovare molte e diverse voci (persino alcune decisamente "eterodosse"), anche se le opinioni meno "illuministiche" ovviamente non fanno notizia perche' non possono essere mediaticamente folgoranti. Piu' in generale, la scienza non e' quel monolite compatto di certezze che puo' apparire ad una lettura "scolastica" della materia. Quanto ai risvolti etici e prospettici in generale, la loro lettura e le scelte inerenti sono appannaggio dell' intera societa' civile, esattamente come la politica non e' questione di tecnica. A mio modo di vedere sicuramente la ricerca e' indispensabile sia sul piano cognitivo sia per produrre innovazione. Che poi questo sia l'unico ingrediente per il progresso umano e' una grande ingenuita'. Invito alla lettura, ad es., dei poemi epici, o delle tragedie greche, per constatare come siano diverse le velocita' della scienza rispetto alle altre velocita' della storia.

 
20/03/2010 - Completamente d' accordo. (GIOVANNI PIERONI)

Grazie Sig. Frangi del bello e chiarissimo articolo. Sono veramente esterrefatto dalle continue sparate di certi scienziati di moda che in quanto a buon senso dimostrano di avere molto da imparare anche dal semplice uomo della strada. E poi mi sembra che anche sul piano scientifico palesino, dai vari Einstein, buchi di qualche anno luce. Sono veramente pericolosi almeno quanto lo erano gli scienziati senza scrupoli nazisti, spinti solo dalla loro brama di asservimento dell' umanità. Stiamoci molto attenti!

 
20/03/2010 - La ricerca è vita! (ANDREA ROSSI)

Sig. Frangi, ho letto con attenzione il suo articolo e, l'ho poi riletto altre due volte per sentire più profondamente le sue tesi ma mi sono reso conto che non riesco a condividere le sue argomentazioni ovvero non riesco a far mie le basi sulle quali poggiano e quindi il suo giudizio finale: " vi è qualcosa di egoistico e disumano nell'utopia di vita infinita" non è per me accettabile. Lei argomenta questo suo giudizio affidandosi ad un concetto demagogico, parlando quindi di un mondo spezzato in due, fatto di persone di prima classe e di seconda classe . Ritengo Lei sbagli perchè la storia ci ha insegnato che per superare queste divisioni vi è solo la "scienza" declinata in ricerca, cultura, coscienza del se, emozione per la scoperta eccetera. Tanto più la conoscenza dell'Uomo si amplia e si distribuisce tanto maggiore è la liberta dell'individuo. La libertà dell'individuo porta all'autodeterminazione e al miglioramento della qualità della vita, cioè proprio quella che Lei auspica. Trovo molto illiberale il suo cassare così fermamente il desiderio di ricerca definendolo egoistico e narcisistico perchè la ricerca aiuta a capire, a capirci e a fare delle scelte migliori per noi e per l'umanità Infine trovo oscurantista il voler porre dei limiti alla volontà di scoprire cosa c'è aldilà del muro. I muri, lo sappiamo, sono delle barriere , delle prigioni che come tali portano alla "morte" civile ovvero la negazione della vita. Con i miei rispetti. Andrea Rossi

 
19/03/2010 - Vita eterna ? - non e' di questo mondo (Antonio Servadio)

Ringrazio sentitamente l'articolisita Frangi per le sue parole tanto semplici, chiare e vere. Concordo al 100% su tutta la linea. Evviva il coraggio di non restare sempre e solo nella facile traccia dei commenti positivistici, di allontanarsi dalle facili esultazioni vittoriose. Ricordiamoci sempre il quesito se il nostro sforzo debba essere di "DARE VITA AGLI ANNI O ANNI ALLA VITA". Osservo che molti di coloro che si accaniscono a "lottare" per l'allungamento della vita a tutti i costi sono gli stessi che parteggiano contro la difesa della vita, ad es. quella dei pazienti in "stato vegetativo" o della vita embrio-fetale.

 
19/03/2010 - società di vecchi (marco nocetti)

Grazie per queste parole ricche di lucidità. Di quella lucidià che hanno smarrito personaggi come Veronesi, don Verzè ed anche Berlusconi che sul tema si era nei mesi scorsi molto speso e che a mio parere comincia a diventare un'icona di questo modo insano di invecchiare). E' sconcertante vedere come personaggi che, come questi, dovrebbero essere campioni di raziocinio manchino di una visione organica dell'uomo e della società e finiscano così per non rendersi conto di presentare come un luminoso futuro una società di morti che camminano. Ed è ancor più sconcertante vedere che non capiscono (o forse lo capiscono benissimo ma le priorità che hanno sono altre) che un sistema come quello che paventano sarebbe insostenibile, oltre che da un pinto di vista psicologico, anche da un punto di vista economico, come già oggi dimostra la situazione di tutti i sistemi di welfare del mondo gravati dai costi di sanità e previdenza che non lasciano niente a chi, scampato a contraccezione, eugenetica e tutto il resto è, nonostane tutto, venuto al mondo negli ultimi 20-30 anni.