BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LETTERA PAPA/ La testimonianza di un prete: "il celibato è amare come Cristo"

benedetto_xvi_occhiR375.jpg (Foto)

L’amore è donazione. È volere il bene di un altro. È comunione, l’unità miracolosa dei diversi. È un abbraccio caloroso, che però lascia l’altro libero, non ingabbiato in una rete di sottili pretese. È il sacrificio di sé per l’altro, come sa bene ogni madre. L’amore è la cifra nascosta della libertà in ogni rapporto. È il fuoco segreto che, non consumandosi, nutre un matrimonio o una vocazione religiosa per tutti i lunghi anni della vita. Ecco la vera ragione del celibato dei preti: si vuole amare in modo totale, come Gesù.

 

Mi rendo conto che più controcorrente di così non si può. Di sicuro, non avrei mai scelto la verginità se non avessi incontrato uomini compiuti e liberi su quella strada. E non avrei continuato a vivere così se non perché sperimento una pienezza affettiva molto più ricca e bella di quando avevo una fidanzata.

 

Nell’ultimo film di Tarkovskij, Il sacrificio, a un certo punto il protagonista guarda un libro d’icone russe e dice: “Che magnifica raffinatezza e quanta infantile purezza e innocenza, profonda e verginale allo stesso tempo!” È una bella descrizione della vita cristiana, in cui la calma e lieta certezza della fede cammina al fianco della profonda e realistica conoscenza dell’uomo, con tutta la sua grandezza e tutta la sua meschinità. Il celibato è al servizio di questa fanciullezza dello spirito. Ricorda al mondo che l’innocenza non è soltanto un ricordo, ormai inaccessibile. Ci ricorda che l’amore disinteressato esiste, e che è bellissimo.

  

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
23/03/2010 - Finalmente delle parole sensate... (Carla D'Agostino Ungaretti)

...sul celibato dei preti!Il celibato ecclesiastico ha una natura trascendente che non può essere liquidata semplicisticamente come fanno oggi i media e come purtroppo fa anche un teologo di prim'ordine come Hans Kung. Il quale, avendo io letto tutto ciò che di lui è stato pubblicato in Italia, mi è sempre sembrato più attratto dall'ecclesiologia protestante di Karl Barth che da quella del magistero petrino. Se i preti si sposassero diventerebbero come i pastori protestanti: cittadini come tutti gli altri aventi come preoccupazione primaria il benessere della propria famiglia piuttosto che quella del gregge affidatogli. Questo solo per non addentrarsi nei meandri teologici che si rivelerebbero convincentissimi solo che li si studiasse appena. Gia i sacerdoti sono tanto pochi e tanto oberati da incombenze pastorali che per ottenere un colloquio con il proprio parroco bisogna prenotarsi un anno prima, che succederebbe se il sacerdote dovesse rinunciare ad assistere un moribondo perché deve andare a parlare con gli insegnanti dei suoi figli?