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Cronaca

LETTERA PAPA/ La testimonianza di un prete: "il celibato è amare come Cristo"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di don JONAH LYNCH, sacerdote cattolico, sul senso del celibato. Esso non è “altro” dall’amore. Lo si sceglie perché «si vuole amare in modo totale, come Gesù»

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Caro direttore,

Come si legge nei commenti alla Lettera del Papa ai vescovi irlandesi, pubblicati in questi giorni su tutti i quotidiani italiani, il celibato è quasi universalmente considerato il prezzo da pagare per essere sacerdote di Santa Romana Chiesa. E se il Papa in quella lettera lo definisce “sacro”, sembra ad alcuni una parola buttata lì, a cui non dare un peso particolare. Invece “sacro” vuol dire che c’entra con Dio, che non è una pura questione giuridica. Vorrei allargare il discorso al di là delle ragioni storiche di questa disciplina. Il punto non è il tanto ribadito quanto inesistente nesso fra celibato e pedofilia. Uno sguardo alle statistiche rivela che tali sospetti non sono in alcun modo sostenuti dalla realtà.

Il punto non è neppure quello di entrare nei meandri del diritto canonico e spiegare ai cattolici ciò che potrebbero o dovrebbero fare di diverso - saranno fatti loro se hanno sempre, a più e più riprese, mantenuto il celibato dei sacerdoti. Il punto è che il celibato porta a galla una questione che interessa tutti, non solo chi ha un motivo per biasimare o difendere i sacerdoti. Mette in evidenza una delle domande più radicali che una persona può fare: cos’è l’amore? È possibile amare veramente, per tutta la vita? Come si fa?

Chi liberamente sceglie il celibato si fa queste domande, ma se le fa anche chi si sposa. Pure chi si sveglia nel letto di uno sconosciuto se le fa, o chi divorzia.

Clicca >> qui sotto per continuare la lettera di Jonah Lynch


COMMENTI
23/03/2010 - Finalmente delle parole sensate... (Carla D'Agostino Ungaretti)

...sul celibato dei preti!Il celibato ecclesiastico ha una natura trascendente che non può essere liquidata semplicisticamente come fanno oggi i media e come purtroppo fa anche un teologo di prim'ordine come Hans Kung. Il quale, avendo io letto tutto ciò che di lui è stato pubblicato in Italia, mi è sempre sembrato più attratto dall'ecclesiologia protestante di Karl Barth che da quella del magistero petrino. Se i preti si sposassero diventerebbero come i pastori protestanti: cittadini come tutti gli altri aventi come preoccupazione primaria il benessere della propria famiglia piuttosto che quella del gregge affidatogli. Questo solo per non addentrarsi nei meandri teologici che si rivelerebbero convincentissimi solo che li si studiasse appena. Gia i sacerdoti sono tanto pochi e tanto oberati da incombenze pastorali che per ottenere un colloquio con il proprio parroco bisogna prenotarsi un anno prima, che succederebbe se il sacerdote dovesse rinunciare ad assistere un moribondo perché deve andare a parlare con gli insegnanti dei suoi figli?