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Cronaca

J’ACCUSE/ Barcellona: all’Italia anticristiana non servono nuovi precetti

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La mancanza di fede, l’incapacità di porsi con uno spirito profetico rispetto ai problemi angoscianti di quest’epoca, è un aspetto che colgo anche all’interno della Chiesa. Mi trovo spesso, purtroppo, di fronte a professioni di appartenenza alla Chiesa cattolica, e al tempo stesso a comportamenti e convinzioni che ne sono estranei.

 

Gli scandali sessuali, per esempio?

 

No. Quelli sono un fatto tragico, ma anche un problema a parte. Mi riferisco invece a quello che lo stesso Joseph Ratzinger, nella via crucis che precedette la sua elezione a pontefice, aveva denunciato con toni commoventi, quando disse che c’era una Chiesa che non era più capace di svolgere il compito che per sua missione dovrebbe avere. Quello di portare dentro questa vita quotidiana, sempre più svuotata e annichilita, la questione del significato vero dello stare al mondo. Di far pensare ad una presenza misteriosa che non può che inquietarci, e farci pensare.

 

Galli della Loggia parla di un cinismo secolare degli italiani, quel cinismo «che sa come va il mondo e dunque non se la beve». Il cinismo degli scettici, insomma.

 

Il problema è più profondo. L’uomo di oggi sta attraversando una fase terribile, perché non ha più vita interiore, non segue all’interno di sé alcun principio o regola, ma asseconda semplicemente le proprie scariche pulsionali. È in balia di un edonismo tragico che non lascia nessuno spazio, non solo al pensiero, ma neanche all’amore. Siamo totalmente privi di una proiezione verso il futuro. Ma per averla serve sperare. Invece, siamo definiti dall’istante.

 

Di chi sono le responsabilità?

 

Lei mi ha parlato di cinismo. Il primo cinismo in Italia è quello di un ceto di intellettuali mercenari che non danno minimamente la sensazione di credere in quello che dicono, ma che scrivono per ragioni di opportunità e di potere. Non si mettono in campo per testimoniare una verità, ma per dare regole e consigli. Usano un linguaggio istintivo più che trasformativo. Non coltivano pensieri; privi come sono di un’impostazione «socratica», li fanno morire.

 

A leggere i giornali sembra quasi che Bagnasco sia intervenuto solo per dire ai cattolici di non votare contro l’aborto, invece il suo discorso è più complesso. «È la fede - dice - il vero caso serio della vita».

 

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