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J’ACCUSE/ Barcellona: all’Italia anticristiana non servono nuovi precetti

Pubblicazione:mercoledì 24 marzo 2010

san_pietro_statuaPpR375.jpg (Foto)

La Cei si mette in una posizione «normativa» più che problematica. Fa affermazioni condivisibili, forse al di sotto della soglia di drammaticità che stiamo vivendo. La società nella quale ci troviamo persegue un benessere consacrato da una visione ecumenica in cui la religiosità coincide con l’etica. L’evento di Cristo, che irrompe nella storia, può essere messo da parte.

 

E invece?

 

Di teorie è pieno il mondo. Sono convinto che oggi la discontinuità che fu introdotta da quell’evento debba essere messa a pietra angolare. Perché è la pietra dello scandalo, ed è solo la pietra dello scandalo che può essere l’occasione per una nuova creazione.

 

Che cosa non la convince del messaggio del card. Bagnasco?

 

Il sacro di cui parla Bagnasco non è scindibile dalla tormentosa condizione in cui si trova l’essere umano. O è sacro l’uomo nella sua interiorità travagliata, dove ci sono speranze e conflitti, oppure questo sacro si perde, perché diventa «esterno». E ultimamente, estraneo.

 

Secondo lei l’intervento del capo dei vescovi contravviene al principio di laicità?

 

No, la Chiesa sui cosiddetti «principi non negoziabili» è sempre intervenuta e lo farà sempre. Io avrei preferito un attacco contro la mentalità dominante più che la dichiarazione o l’ammonimento a non votare chi è per il divorzio e l’aborto. Ma non ho mai avuto, neanche da politico, la preoccupazione di un’ingerenza della Chiesa.

 

La Bonino ha replicato a Bagnasco, dicendo che «sono le solite cose».

 

Non ho mai condiviso le posizioni dei radicali, e da parlamentare del Pci mi sono sempre speso per bloccare il loro ostruzionismo ottuso. La Bonino poi non ha niente a che fare né con Roma né con la storia della sinistra. Ma purtroppo queste elezioni sono legate a candidature occasionali, senza disegno. Sono elezioni più vecchie di quanto non si possa immaginare.

  



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