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PAPA/ Ecco perché io, anglicano, difendo Benedetto XVI dalle falsità del New York Times

Pubblicazione:lunedì 29 marzo 2010

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Il celibato come tale non è perciò responsabile dell’omosessualità tra preti, né tantomeno della pedofilia. Secondo molte ricerche (inclusa quella del già domenicano Richard Sipe), la maggioranza dei preti cattolici che hanno confessato di aver avuto rapporti sessuali, li hanno avuti con donne. Certo, vi può essere il rischio che il celibato possa attrarre uomini confusi sulla propria sessualità o che la rifiutano, ma è del tutto fuori luogo affermare che comunità in cui vige il celibato promuovano comportamenti sessuali aggressivi o instillino una cultura dell’omertà come parte di una obbedienza istituzionale. Di per sé il celibato non porta né agli abusi sessuali, né al loro occultamento.

 

A tutto questo si lega il tema della sessualità nel cattolicesimo. La Chiesa cattolica in generale e Benedetto XVI in particolare sono accusati di non capire la complessità insita nelle relazioni sessuali, ed è per questo che, si argomenta, il Vaticano non riesce a cogliere il legame tra la norma del celibato e la canalizzazione del desiderio in modalità terribili, con la conseguente omertà da parte dei preti compagni di celibato.

 

Ratzinger è stato sempre uno strenuo difensore del celibato dei preti, ma le sue opinioni sulla sessualità vanno oltre. Da Cardinale ha frenato la pratica di affidare i preti colpevoli di abuso a terapisti, riconoscendo che in molti casi la pedofilia non può essere risolta efficacemente con la sola terapia. Inoltre, ha riaffermato decisamente la differenza tra uomo e donna, un modo decisamente migliore per assicurare una vera uguaglianza e corrette relazioni sessuali rispetto alla cultura corrente centrata sulla scelta individuale e la volontà personale.

 

Questa posizione ha il suo fondamento ultimo nella Mariologia e nella Cristologia, ma si traduce in idee e comportamenti pratici riconducibili a una cultura alternativa, nella quale il matrimonio e la famiglia sono considerate la celebrazione della differenza tra uomo e donna che dà luogo a una unità che continuamente cresce alimentandosi reciprocamente. Un concezione che si contrappone a quella che vorrebbe la famiglia come un’istituzione che opprime le donne e che è socialmente regressiva.

 

Il crimine innominabile dell’abuso sessuale di minori richiede anche una forte enfasi sugli aspetti recuperativi della giustizia. La Chiesa cattolica dovrebbe riportare insieme, all’interno delle proprie comunità, violentatori e vittime per aiutarli a ripristinare relazioni corrette, provvedere ai bisogni delle vittime e impedire che vengano compiuti crimini su altri minori.

 

 

 



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