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giovedì 4 marzo 2010
Un anno fa circa Matrix presentò ai telespettatori di Canale 5 un documento impressionante: i colloqui di Erika e Omar con gli psicologi in carcere, registrati dopo l’arresto. Quel delitto terribile, l’uccisione della madre e del fratellino di Erika, compiuto ormai nove anni fa, veniva lì raccontato e descritto dai protagonisti con un corredo impressionante di ragioni che non spiegavano. Le canne, il loro amore chiuso e folle, la noia… Tra i due Erika appariva spietatamente inconsapevole e insieme molto ferma e convinta, Omar a tratti sembrava un bambinone frastornato da un evento più grande di lui, come se la marijuana e il sesso l’avessero travolto, rubandogli l’arbitrio, la coscienza, la capacità di intendere e di volere, in senso lato, non tecnico quindi né giuridico.
Da oggi Omar Favaro, condannato a 14 anni per il delitto, è un uomo libero. E’ giusto che accada, anche se può scandalizzare. Perché l’orrore di quella scena, una madre e un fratello, senza colpa, uccisi con coltelli da cucina e a mani nude, non ci abbandona. E tuttavia la giustizia ha saldato il suo conto, resta il problema: Omar ha espiato? Ha capito che cosa ha davvero fatto quella mattina di febbraio del 2001? Finito il conto matematico degli anni da scontare, è realmente finito il suo percorso di riabilitazione? La colpa, tanto più quando è gravissima, sembra sempre soverchiare con la sua forza l’individuo stesso che l’ha commessa.
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Se un uomo apre un'attività, fa male i conti e dopo un pò è costretto a chiuderla, pagherà il suo debito con lo stato a caro prezzo. Lo stipendio gli verrà pignorato per un quinto, anche se è uno stipendio minimo che gli consente a malapena di sopravvivere. Non importa. Un quinto per pagare il debito, gli interessi, le sanzioni, tutto, anche se ha famiglia, fino a quando il debito è estinto, magari per tutto il resto della sua vita: dura lex, sed lex. Un ragazzo uccide due persone innocenti e disarmate e 9 anni dopo esce di prigione. Spiegatemi come funziona la giustizia, perchè io capisco il perdono ma allo stato chiedo di essere ragionevole, non caritatevole. Chiedo logica e buon senso, e soprattutto una misura che quanto più possibile renda alla collettività il concetto di equità.
C'è chi dice "dovrebbero buttare via la chiave della cella", questo mi fa pensare a quando io sono cattiva presa dall'ira, potrei finirci io in gattabuia ed è solo grazie a Dio che sono libera e perdonata. Sono contenta per Omar.
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