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ALBERTO RONCHEY/ E' morto il maestro di giornalismo, l'inventore della "lottizzazione" e del "Fattore K"

E’ morto Alberto Ronchey, venerdì scorso nella sua abitazione a Roma. I familiari di Alberto Ronchey hanno disposto che la notizia della sua morte fosse diffusa solo in seguito alle esequie. Alberto Ronchey, nato a Roma il 26 settembre 1926, giornalista, scrittore, e ministro dei Beni culturali nel governo Amato I e nel governo Ciampi.

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E’ morto Alberto Ronchey, venerdì scorso, nella sua abitazione a Roma. I familiari di Alberto Ronchey hanno disposto che la notizia della sua morte fosse diffusa solo in seguito alle esequie. Alberto Ronchey, nato a Roma il 26 settembre 1926, è stato giornalista, scrittore, e ministro dei Beni culturali nel governo Amato I e nel governo Ciampi.

Alberto Ronchey, considerato un maestro di giornalismo, specie per la grande precisione e inventiva, inizia da giovanissimo il suo praticantato durante l’occupazione tedesca, alla clandestina La Voce Repubblicana, di cui diventerà più tardi direttore. Dopo un periodo trascorso al Corriere d’Informazione passa alla Stampa di Torino, della quale diviene l’inviato a Mosca, nel ’59. Alberto Ronchey, in Russia deve seguire il tentativo riformista di Nikita Krusciov, incarico che fa maturare in lui un duro giudizio sul comunismo sovietico. Alberto Ronchey viaggerà moltissimo sia in Russia che in America, e i suoi viaggi ispireranno molti dei suoi libri, come La Russia del disgelo (1963), L’ultima America (1967), e Usa-Urss: i giganti malati (1981). I viaggi all’estero consentono ad Alberto Ronchey di ottenere un tale prestigio da meritargli la direzione de La Stampa, dal 1968 al 1973. Approdato in seguito al Corriere della Sera Alberto Ronchey come editorialista si distingue per la critica serrata e senza tregua a tutti gli schieramenti in gioco: nel suo periodo al Corriere della Sera Alberto Ronchey non lesina stoccate alla Dc, al Pci e al Psi. Alberto Ronchey, inoltre, diventa dal 1994 al 1998 presidente della società Rcs.

Di antiche origini scozzese, evidenti dal suo spirito raziocinante, quasi illuminista, Alberto Ronchey proveniva dalla tradizione del repubblicanesimo storico, ma il tentativo di Ugo La Malfa di adeguare il partito ai tempi ottiene il suo plauso. Dal ’92 al ’94 venne chiamato a dirigere il ministero dei Beni culturali nel governo Amato e nel governo Ciampi. Lascia il segno con la cosiddetta legge legge Ronchey che contribuisce a liberalizzare la gestione del patrimonio artistico, e consente a società estere alla pubblica amministrazione di proporsi per organizzare servizi di accoglienza e ristoro nei luoghi d'arte, come bar, caffetterie o guardaroba.


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