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DELITTO DI VIA POMA/ Morto suicida Pietro Vanacore. Ecco le tappe dell’inchiesta sulla morte di Simonetta Cesaroni

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Il 7 agosto del 1990 Paola Cesaroni si accorge che sua sorella Simonetta di 21 anni non è ancora ritornata a casa. Sono le 20:30 e la donna decide di recarsi con il fidanzato Antonello Baroni alla stazione della metropolitana dove avevano accompagnato in mattinata Simonetta. Paola chiama poi inutilmente il datore di lavoro della sorella, Salvatore Volponi, per avere l’indirizzo dell’ufficio dove lavora Simonetta. Scoprirà poi sull’elenco telefonico che si trova in Via Carlo Poma 2.

Decide quindi di recarsi sul posto intorno alle 23:30 e costringe Giuseppa De Luca, moglie del portinaio Pietro Vanacore, ad aprire la porta degli uffici. Qui troverà il corpo di Simonetta seminudo e trafitto da 29 coltellate.

Le indagini stabiliranno che la donna non ha subito violenza carnale prima della morte (avvenuta intorno alle 18:00-18:30). Ma già dopo tre giorni, il 10 agosto 1990, Pietro Vanacore viene arrestato e poi scarcerato il 30 agosto dello stesso anno.

16 novembre 1990 il pm Catalani chiede l'archiviazione della posizione di Salvatore Volponi, datore di lavoro di Simonetta e il 26 aprile 1991 il gip Giuseppe Pizzuti accoglie la sua richiesta e archivia anche gli atti riguardanti Pietrino Vanacore e altre cinque persone. Il fascicolo resta aperto contro ignoti.

 

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