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IL CASO/ L’ultima follia della Corte europea: "abolire" la paternità e la maternità

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La Corte analizza separatamente i due casi, ritenendoli non sovrapponibili, dapprima affronta la donazione di ovociti, poi la questione della fecondazione eterologa in vitro. E la soluzione, che appare accettabile nelle conclusioni (allorché parla di violazione della legge austriaca degli articoli 8 e 14 della Convenzione europea ovvero il diritto al rispetto della vita privata familiare e divieto di discriminazione), lascia insoddisfatti nelle motivazioni.

 

Per la Corte infatti è apparso discriminatorio che la normativa austriaca autorizzasse la donazione di sperma, sebbene in casi eccezionali, ma vietasse categoricamente quella di ovociti. Sebbene questo possa essere condiviso giuridicamente in uno Stato dove l’eterologa è già ammessa, appare del tutto priva di argomentazione giuridica sostenibile la motivazione della Corte europea. Poiché le motivazioni sostenute dallo Stato austriaco, che insieme a quello tedesco vieta la donazione di ovociti, sono condivisibili ed hanno un preciso fondamento giuridico, sociale, etico e antropologico, che andava confutato o quantomeno affrontato in maniera esaustiva.

 

Il divieto austriaco e tedesco, tenendo conto del principio mater semper certa est, pater est quem nuptiae demonstrant, - base del diritto di famiglia per tutti gli ordinamenti di derivazione romanistica - ha come fondamento l’interesse del bambino che non deve mai trovarsi nell’ambigua condizione di non conoscere precisamente l’identità della madre. Con la donazione di ovociti, a differenza della donazione di sperma, nella collaborazione alla “creazione” di un bambino vengono al contrario coinvolte due donne: la donatrice, madre genetica, e la gestante, madre biologica. E sarebbe una novità assoluta in natura e nella storia dell'umanità. L'univocità della maternità è sempre stata la base fondamentale del consenso sociale sotto un profilo morale storico e  giuridico, per il diritto tedesco e austriaco. Dividere pertanto il concetto di maternità potrebbe compromettere lo sviluppo della personalità del bambino e determinare seri problemi alla sua identità.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo sulla sentenza 57813/00 della Corte europea di Strasburgo

 

 


COMMENTI
12/04/2010 - Fecondare in vitro è già un abominio! (Giovanni Ceroni)

Spettabile redazione, non sarebbe utile ribadire che queste 'follie' sono poco peggio di una pratica già anti-umana. Credo che stracciarsi le vesti di fronte a queste ultime follie non aiuti a capire che qualsiasi pratica di produzione dell'uomo, sia già in sè contro la maternità e la paternità. Questa non è una questione cattolica, è una questione di diritto naturale, di una pratica contro la vita che viene ingiustamente difesa anche in Italia (attraverso la pervicace difesa della legge 40 - che finanzia, incentiva e sostiene la fivet). I genitori infatti perdono la propria dignità e collaborano con la deliberata ecatombe -per tecnica- dei propri figli. Di fronte ai 20 bambini uccisi -per tecnica- in ogni fivet, cosa cambia se il sopravvissuto un giorno verrà a sapere che è stato prodotto da un seme o un ovulo imprestato? Non è più grave che i suoi fratelli siano morti in un laboratorio? Non è già lacerante sapere che il proprio padre non lo ha concepito con una unione intima, ma probabilmente con una masturbazione in una sala di un ospedale? Non è importante per quel bimbo sapere che la propria madre è stata usata come un distributore di cellule uovo? Che le famiglie si disgregano? Che produrre la vita rende i bimbi simili ad un oggetto del desiderio? Come non ribadire sempre e in ogni luogo che la vita è e può solo essere un DONO, non si produce e non si distrugge, si desidera, si accoglie, si ama, si difende e basta. Giovannni Ceroni

 
12/04/2010 - I corti della Corte (celestino ferraro)

Tagliare le radici? così l'albero ignorerà la sua origine. Senza radici l'albero muore: appunto! Morrà la famiglia e sarà il trinfo della nuova Gomorra. CF