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IL CASO/ L’ultima follia della Corte europea: "abolire" la paternità e la maternità

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Un altro pericolo considerato dal legislatore tedesco e austriaco consiste nel fatto che la madre biologica potrebbe ritenere, in caso di malattie genetiche o handicap del bambino, responsabile la madre genetica e dunque rifiutare il bambino tanto desiderato.

 

La Corte di Strasburgo però, sbrigativamente, ha considerato queste argomentazioni “non ragionevoli e obiettive a giustificare la differenza di trattamento”, spingendosi però molto oltre e in maniera pericolosa. E infatti, all’ulteriore obiezione da parte dello Stato austriaco e tedesco relativa al diritto del bambino di essere informato sulla patrimonialità genetica, risponde che questo non va considerato come un diritto assoluto. Così che secondo la Corte esiste il diritto ad essere genitori ad ogni costo, ma non quello di sapere chi siamo.

 

Più semplice è la soluzione relativa alla questione della fecondazione eterologa con donazione di sperma in vitro. Infatti è condivisibile accettare la conclusione della Corte e le motivazioni sostenute. Non è giustificabile il divieto per la fecondazione eterologa in vitro, quando è ammessa, seppur eccezionalmente, quella in vivo.

 

Questa sentenza, in realtà non impone nulla a nessuno Stato membro, ovvero non costituisce un precedente o una “speranza” per gli Stati dove l’eterologa è vietata, ma si limita semplicemente a rilevare delle contraddizioni esistenti in un Paese dove l’eterologa di per sé era già ammessa, sebbene il divieto esistente in Austria e in Germania di donazione di ovociti trova un forte fondamento etico, antropologico e giuridico che la Corte non è stata in grado di scalfire.

 

 



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COMMENTI
12/04/2010 - Fecondare in vitro è già un abominio! (Giovanni Ceroni)

Spettabile redazione, non sarebbe utile ribadire che queste 'follie' sono poco peggio di una pratica già anti-umana. Credo che stracciarsi le vesti di fronte a queste ultime follie non aiuti a capire che qualsiasi pratica di produzione dell'uomo, sia già in sè contro la maternità e la paternità. Questa non è una questione cattolica, è una questione di diritto naturale, di una pratica contro la vita che viene ingiustamente difesa anche in Italia (attraverso la pervicace difesa della legge 40 - che finanzia, incentiva e sostiene la fivet). I genitori infatti perdono la propria dignità e collaborano con la deliberata ecatombe -per tecnica- dei propri figli. Di fronte ai 20 bambini uccisi -per tecnica- in ogni fivet, cosa cambia se il sopravvissuto un giorno verrà a sapere che è stato prodotto da un seme o un ovulo imprestato? Non è più grave che i suoi fratelli siano morti in un laboratorio? Non è già lacerante sapere che il proprio padre non lo ha concepito con una unione intima, ma probabilmente con una masturbazione in una sala di un ospedale? Non è importante per quel bimbo sapere che la propria madre è stata usata come un distributore di cellule uovo? Che le famiglie si disgregano? Che produrre la vita rende i bimbi simili ad un oggetto del desiderio? Come non ribadire sempre e in ogni luogo che la vita è e può solo essere un DONO, non si produce e non si distrugge, si desidera, si accoglie, si ama, si difende e basta. Giovannni Ceroni

 
12/04/2010 - I corti della Corte (celestino ferraro)

Tagliare le radici? così l'albero ignorerà la sua origine. Senza radici l'albero muore: appunto! Morrà la famiglia e sarà il trinfo della nuova Gomorra. CF