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MATRIMONI GAY/ La Corte Costituzionale rigetta i ricorsi di tre coppie omosessuali. La materia è compito del legislatore

Pubblicazione:mercoledì 14 aprile 2010

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LA CORTE COSTITUZIONALE DICE NO AI MATRIMONI GAY - Il matrimonio Gay, in Italia, resta al di fuori della legge. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale. Rigettando alcuni ricorsi sui matrimoni gay che erano stati presentati dalla Corte d’Appello di Trento e dal Tribunale di Venezia. Non esistono, quindi, al momento gli estremi giuridici per poter ritenere la convivenza tra due persone dello stesso sesso equiparabile al matrimonio tra uomo e donna.


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COSA CHIEDEVANO I RICORSI SUI MATRIMONI GAY – I ricorsi presentati chiedevano che alcuni articoli del codice civile che impediscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso fossero dichiarati illegittimi. In diverse occasioni, a tre coppie di omosessuali erano state rifiutate, da parte dell’ufficiale di stato civile dei rispettivi comuni di residenza, le pubblicazioni matrimoniali. Di fronte al rifiuto, spinti dalla campagna “Sì lo voglio” promossa dall'associazione radicale Certi diritti e da alcune associazioni della comunità lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e trans), le coppie hanno fatto ricorso. Sperando di ottenere dal giudice una richiesta di pronuncia da parte della Consulta. E come loro, così hanno fatto, nel corso degli ultimi due anni, una trentina di coppie gay, alle quali erano state rifiutate le pubblicazioni di matrimonio. I giudici della Corte d'appello di Trento e del Tribunale di Venezia sono stati i primi a compiere questo passo. Nel corso dell’udienza presso la corte costituzionale, i legali delle coppie omosessuali avevano esortato ai giudici di dare una «risposta coraggiosa». Speravano, infatti, che questi, dando loro ragione, colmassero con una sentenza favorevole al matrimonio Gay, un vuoto legislativo.


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COMMENTI
14/04/2010 - Non bisogna riconoscere alcun diritto particolare (GIOVANNI PIERONI)

Fermo restando che l' omosessualità è immorale e questo non solo per la fede cattolica, peraltro maggioritaria nel nostro paese,lo Stato non dovrebbe, in linea di principio,riconoscere ulteriori diritti soggettivi di alcun tipo quale conseguenza di detta condizione