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NUBE VULCANICA/ Bufala o no? L'esperto dell'aeronautica dice che...

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La nube di cenere del vulcano islandese Eyjafjallajökull sta davvero provocando il caos nei cieli d’Europa e soprattutto sta dividendo gli esperti. Pascal Acot, ricercatore presso il Centre national de la recherche scientifique e storico dell'ecologia, interpellato da repubblica.it, racconta di aver sorvolato i Pirenei venerdì scorso e di non aver incontrato particolari problemi. Anzi, spiega che il blocco della circolazione aerea è dovuta alla “rigidità delle norme di sicurezza. Nessuno si vuole assumere la responsabilità di un rischio anche minimo di incidente aereo”. Per questo si potrebbe volare “passando di lato o di sotto” dalla nube che contiene le particelle più pericolose.

Dunque i rischi ventilati sono una bufala? Non è di questo parere Massimiliano Lanz, direttore del Dipartimento di ingegneria aerospaziale del Politecnico di Milano, interpellato dal corriere.it, che afferma: “I rischi portati da una nube vulcanica non si conoscono bene perché, per fortuna, il fenomeno è raro. Dunque è meglio mettere gli aerei a terra”.

Per avere qualche notizia in più sull’effettiva pericolosità di questa nube e per sapere se esistano realmente possibilità di aggirarla da parte degli aerei, abbiamo interpellato il Tenente Andrea Pieralice, metereologo della sala previsioni del Centro nazionale di meteorologia e climatologia dell’Aeronautica militare, dove ancora si continua ad analizzare la situazione.

 

Tenente, ci sono molte polemiche sul blocco degli aerei. Le compagnie hanno effettuato voli test dimostrando che non ci sono rischi. Ma allora non c’è nessun pericolo?

 

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COMMENTI
26/04/2010 - Eruzione del Protocollo di Kyoto (Antonio Servadio)

Questo vulcanetto, uno tra i tantissimi di cui è cosparso il nostro globo, ha vomitato in atmosfera una marea di polveri e di anidride carbonica (CO2). Povero protocollo di Kyoto, lavoro di formiche di fronte ai giganti delle emissioni (naturali).

 
26/04/2010 - La nube e il principio precauzionale (Alberto Nannoni)

Due eventi - l'influenza H1N1 che ha allarmato il mondo intero causando grandi spese pubbliche in vaccini rimasti in gran parte inutilizzati, e la recente eruzione vulcanica islandese che ha causato il blocco totale dei voli in Europa con conseguenti forti perdite economiche delle compagnie aeree - inducono a riflettere sul "principio precauzionale" che sta acquisendo prevalenza sempre maggiore in ogni campo. Il punto di rischio “zero” non esiste, per cui dovrà essere trovato un punto di ragionevolezza a cui fermarsi, altrimenti lo stesso diviene un utile principio mediante il quale è possibile costruire opportunità di lucro a scapito della collettività con la colpevole acquiescenza dei governi e della classe dirigente che, rinunciando all'assunzione di responsabilità per viltà e ipocrisia, ne accollano le spese alle comunità. Fioriscono in ogni campo iniziative il cui solo fine è quello di aumentare la sicurezza del cittadino, che vedo divenire sempre più oggetto passivo da tutelare, come incapace di intendere e volere, anziché soggetto capace e titolare di libero arbitrio. Non pensa che dovremmo ritornare ad esigere che ognuno si faccia carico delle proprie responsabilità, dal più alto dirigente al più umile cittadino? Alberto Nannoni, Piombino