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PAPA/ De Bortoli: grazie Benedetto, vero difensore della ragione laica

Pubblicazione:lunedì 19 aprile 2010

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C’è oggi un nichilismo imperante che spesso e volentieri dà contro il cristianesimo. Anche nella polemica sul tema, purtroppo triste, della pedofilia c’è una parte della società italiana che assiste da spettatrice non interessata, qualche volta annoiata e qualche volta compiaciuta, a questa disputa che vede il papa e la Chiesa «accerchiati», per molti motivi. Naturalmente, anche per errori commessi.

 

Che idea si è fatto dello scandalo pedofilia?

 

La Chiesa sta pagando gravi errori che ha commesso nel coprire alcuni reati, che però questo papa ha riconosciuto, a differenza di quello che è avvenuto in passato. Anzi, questo è il papa che ha fatto della trasparenza sul tema della pedofilia un elemento di grande coraggio che va ad aggiungersi, direi, ai tratti salienti del suo pontificato. Cosa che altre istituzioni non hanno fatto. C’è stato, aggiungo, uno sforzo di trasparenza che francamente alla Chiesa non è nemmeno dato. La Chiesa ha un ruolo diverso: non è chiamata a perseguire i reati e non ha un compito di magistratura civile. Abbiamo mai incolpato le istituzioni laiche e repubblicane di reati personali commessi da coloro che stanno in Parlamento, o che ricoprono pro tempore la funzione di presidente del Consiglio o della Repubblica?

 

È difficile valutare ora quale potrà essere la portata di questo scandalo per il futuro della Chiesa. Qual è la sua valutazione?

 

Guardi, qui c’è un rischio: che il papa che ha fatto la maggiore opera di trasparenza in tema di pedofilia, passi alla storia come il papa legato a questo scandalo. Sarebbe davvero una grave ingiustizia. La Lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda ha un peso rivoluzionario. La Chiesa è chiamata al risarcimento e sta facendo la sua parte, ma sono convinto che sia anche oggetto di una crociata, alimentata soprattutto nel mondo anglosassone e americano dettata da pregiudizi e interessi. Penso con sofferenza alla quasi totalità dei preti, che fanno il proprio mestiere ma che probabilmente, oggi, escono di casa con un timore in più. Non è giusto, perché la pedofilia riguarda tutta la società.

 

Julián Carrón, in una recente lettera a Repubblica, ha detto che «nulla sembra bastare»: né a ripagare le vittime del male subìto, né a colmare la nostra esigenza di giustizia. Ecco perché il papa, dice Carrón, ha detto che solo Cristo può colmare il nostro bisogno.

 

Quello che dice Carrón è vero, non basta la sanzione civile e penale, c’è una sanzione ben più elevata che per un cristiano è quella del giudizio di Dio. Per la Chiesa lo scandalo pedofilia è una grande prova, e l’inizio di una penitenza. È conscia della gravità di quello che è stato commesso, e la sofferenza l’accompagnerà per molti anni ancora. Non a caso il papa ha detto che una colpa del genere non è prescrivibile. Essa richiederà una lunga decantazione, e un’elaborazione personale e collettiva interna alla Chiesa.

 

Lei parla di una prova. Che cosa intende?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista a Ferruccio De Bortoli

 

 

 


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COMMENTI
20/04/2010 - devoti atei, crociati e pastori (Antonio Servadio)

Intervista davvero molto limpida. Tuttavia non vedo in circolazione parecchi esemplari della specie "crociato". Anzi, serpeggia ancora un anacronistico senso di colpa (di matrice new age ?) per le crociate - intendo quelle medioevali. A me pare che il cattolico medio oggi "incassa" molto, pazienta ed è più aperto all'ascolto che in passato. Porge l'altra guancia. Non alza la voce, non agita campanacci, insomma non si mette in mostra a tutti i costi. La sua delicata presenza sfuma agli occhi di un'opinione pubblica assuefatta ai decibel, a sgarbi quotidiani, risse televisive e sguaiate piazzate. Avere cattolici più aperti non significa desiderarli ancora più soffici e silenti, o così aperti da dover essere vuoti. Gesù era tollerante, non-violento. Ha fermato chi voleva difenderlo con la spada. Ma non taceva, parlava molto francamente di fronte a tutti. Certamente dava scandalo. Per formare "Un cattolico (...) più pastore" non incentiviamo quel genere di "devozioni" dentro le quali c'è un cristianesimo frainteso (egocentrico, quasi pagano) o annacquato (svuotato) o addirittura di facciata. Ecco perchè le sedie rimaste vuote nelle chiese rappresentano anche una maggiore autenticità di quei fedeli che frequentano e testimoniano. Chi ieri "timbrava il cartellino" oggi si dilegua rapidamente.