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PAPA/ De Bortoli: grazie Benedetto, vero difensore della ragione laica

Pubblicazione:lunedì 19 aprile 2010

benedettoXVI_ppianoR375_14mag09.jpg (Foto)

 

Credo che lo scandalo aiuterà la Chiesa a risollevarsi e a guardare con occhi nuovi alle sfide della modernità, che apparentemente la vedono così debole ma che poi in realtà, come è accaduto per esempio con il Concilio Vaticano II, sono state affrontate e vinte. Quando sono state rifiutate, com’è avvenuto con il modernismo, si sono aperti per la Chiesa anni molto bui, e i recuperi sono stati lenti, faticosi e difficili.

 

Come la figura di Benedetto XVI interroga la sua personale coscienza laica?

 

La interroga su quelli che sono i confini della nostra piccola e personale missione di cattolici laici nella vita quotidiana. Io credo che si debba essere consci dei propri limiti, e che si debba rifuggire da quelle che probabilmente sono state in questi anni alcune degenerazioni dell’essere credenti, come quella forma di estremismo che va sotto il nome degli atei devoti. Molto negativa, a mio avviso,  soprattutto nel ridurre lo spazio a disposizione del laicato cattolico. Mi interroga poi sul senso della laicità positiva, vittima di un errore culturale che l’ha schiacciata su posizioni laiciste.

 

Quale figura di cattolico si sente di auspicare?

 

Un cattolico più aperto, che ascolta di più, forte delle proprie convinzioni, ma impegnato a difendere di più i valori cattolici della solidarietà e della comprensione della società. Un cattolico meno «crociato» e più pastore.

 

Il suo bilancio?

 

Insisto su di un aspetto che mi sembra forse il più significativo del messaggio pastorale di questi cinque anni di pontificato. Con Benedetto XVI l’identità cristiana dialoga e rispetta le altre identità, dalle quali chiede a sua volta di essere rispettata. L’essere cristiani non vuol dire essere depositari di una serie di colpe storiche, cosa che qualche volta mi sembra di notare anche nella pubblicistica italiana, ma è qualcosa che incarica di una serie di responsabilità, nel rispetto e nella solidarietà degli altri. E che contempla non soltanto l’affermazione dei valori non negoziabili, ma anche di una serie di valori sociali e morali, altrettanto necessari un mondo sempre più distante, egoista e materialista.

 

(Federico Ferraù)

 

 

 



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COMMENTI
20/04/2010 - devoti atei, crociati e pastori (Antonio Servadio)

Intervista davvero molto limpida. Tuttavia non vedo in circolazione parecchi esemplari della specie "crociato". Anzi, serpeggia ancora un anacronistico senso di colpa (di matrice new age ?) per le crociate - intendo quelle medioevali. A me pare che il cattolico medio oggi "incassa" molto, pazienta ed è più aperto all'ascolto che in passato. Porge l'altra guancia. Non alza la voce, non agita campanacci, insomma non si mette in mostra a tutti i costi. La sua delicata presenza sfuma agli occhi di un'opinione pubblica assuefatta ai decibel, a sgarbi quotidiani, risse televisive e sguaiate piazzate. Avere cattolici più aperti non significa desiderarli ancora più soffici e silenti, o così aperti da dover essere vuoti. Gesù era tollerante, non-violento. Ha fermato chi voleva difenderlo con la spada. Ma non taceva, parlava molto francamente di fronte a tutti. Certamente dava scandalo. Per formare "Un cattolico (...) più pastore" non incentiviamo quel genere di "devozioni" dentro le quali c'è un cristianesimo frainteso (egocentrico, quasi pagano) o annacquato (svuotato) o addirittura di facciata. Ecco perchè le sedie rimaste vuote nelle chiese rappresentano anche una maggiore autenticità di quei fedeli che frequentano e testimoniano. Chi ieri "timbrava il cartellino" oggi si dilegua rapidamente.