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SOCIETA'/ La sentenza della Corte che ha difeso la parola "matrimonio"

Pubblicazione:lunedì 19 aprile 2010

matrimonio_fediR375_12gen09.jpg (Foto)

 

Si tratta di un riconoscimento che senza dubbio apre la via legislativa alla disciplina delle coppie omosessuali; via che tuttavia resta irta di incertezze con riguardo al ventaglio dei diritti e dei doveri da assicurare nella specie. I diritti, infatti, lungi dal rimanere segregati nella sfera individuale del singolo, rinviano inevitabilmente ad una relazionalità, pongono in essere un modello sociale che si raccorda con gli altri modelli sociali e con la sfera dei diritti altrui, secondo una dinamica che non può prescindere dal complessivo quadro costituzionale.


Quali dovrebbero essere, dunque, i diritti ed i doveri «connessi» con «una condizione di coppia»? I diritti riguardanti la mera sfera delle libertà individuali? Ipotesi, in realtà, minimale e per molti versi inutile, trattandosi di diritti già sanciti «a tutti» e «senza distinzione di sesso» dalla Costituzione medesima (art. 3).


I diritti più costosi e competitivi concernenti la sfera pubblica dei diritti sociali? Ipotesi, in questo caso, più delicata, presentando il rischio di innescare una pericolosa competizione finanziaria con la famiglia legittima ai fini della utilizzabilità delle poche risorse pubbliche a disposizione; risorse, del resto, costituzionalmente assicurate alla (sola) famiglia legittima in ragione della «(potenziale) finalità procreativa del matrimonio», pure riconosciuta dalla stessa sentenza in commento.


I diritti, infine, riferibili al completamento affettivo e procreativo della coppia medesima, da realizzarsi a mezzo dell’inseminazione eterologa, se non proprio dell’adozione dei minori? Ipotesi che tuttavia arriverebbe al paradosso di privare per legge i minori del diritto di godere di due figure genitoriali di sesso differente.


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