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SOCIETA'/ La sentenza della Corte che ha difeso la parola "matrimonio"

Pubblicazione:lunedì 19 aprile 2010

matrimonio_fediR375_12gen09.jpg (Foto)

 

Si tratta, com’è evidente, di interrogativi immensi, che la sentenza suggerisce, senza tuttavia fornire adeguati strumenti di risoluzione. Ed anzi, alcuni rilievi sembrano aprire la via a prossimi contenziosi ed a conseguenti interventi della Consulta. Da tale punto di vista, paradossalmente, la sentenza è più problematica per quello che non dice, piuttosto che per quello che dice.


Con riguardo ai diritti «connessi con la condizione di coppia» omosessuale, infatti, l’individuazione del relativo catalogo è nuovamente posta in relazione con la condizione di «coppia coniugata»; e ciò, nonostante i rilievi sulla inequiparabilità fra le due figure rinvenibile in altra parte della pronuncia («le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio»). Resta dunque riservata alla Corte «la possibilità d’intervenire a tutela di specifiche situazioni», nel caso in cui «sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione di coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza».


In tal modo, tuttavia, se il matrimonio rimane un istituto realizzato a misura della famiglia “naturale” (art. 29, comma 1, Cost.) ed insuscettibile d’adattamento a modelli di convivenza di altro genere, non così potrebbe avvenire per il catalogo dei relativi diritti, esposto invece alla possibilità di un’applicazione estensiva indiscriminatamente aperta alle coppie diverse da quella “legittima” (art. 30, comma 2, Cost.).


Il tutto, con la paradossale conseguenza di lasciare inestensibile il solo contenitore (l’istituto del matrimonio), non già il relativo contenuto (i diritti della famiglia), quasi che non esista un nesso di strumentalità fra il primo ed i secondi in ragione della specificità del primo; specificità, del resto, pure riconosciuta dalla medesima sentenza («la (potenziale) finalità procreativa del matrimonio»). E così, in definitiva, la possibilità di emancipare le parole dal loro significato originario e di lucrare i vantaggi della «interpretazione creativa» rischia nuovamente di fare capolino.
 



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