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RU486/ La pillola ha effetti "indesiderati": ora sono tutti anti-abortisti

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L’ex ministro è in buona compagnia: Enrico Rossi, neo governatore della Toscana, assessore toscano alla sanità nella scorsa legislatura, “dimenticando” di essere stato il primo, in Italia a permettere l’uso della pillola nella propria regione con una delibera del consiglio regionale, ieri ha sottolineato l’impegno della sua regione per la prevenzione degli aborti.

 

Insomma, basta scorrere i lanci di agenzia di questi giorni per vedere il primo risultato dell’ introduzione della Ru486 in Italia: una gara a definirsi pubblicamente pro-life e contro l’aborto, e stendiamo un velo pietoso sui tentativi surreali di fare apparire “una vera antiabortista” perfino Emma Bonino, nei giorni scorsi di campagna elettorale.

 

E oggi tutti i neo governatori del centro destra si sono dichiarati pubblicamente e personalmente impegnati a favore della vita nascente, con i due leghisti Cota e Zaia, in particolare, decisamente contrari all’uso della Ru486 nelle regioni che governeranno.

 

Un vento nuovo, insomma, che soffia grazie alla battaglia sulla Ru486. Dove ci porterà? Vedremo.



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COMMENTI
03/04/2010 - Che strano! (Francesco Giuseppe Pianori)

Che strano! Fra i commenti all'articolo, due donne concordano con l'autrice e tre uomini dissentono. Forse a noi maschi fa comodo l'uso (da parte delle donne!) di una pillola così? Oppure, essendo noi maschi, non capiamo nulla di gravidanza e aborto? Davvero strano! E che dire dei vari Governatori e Ministri "democratici" (vulgo "di sinistra)? Forse anche i cosiddetti "grumi di cellule" si stanno facendo sentire? Ma se solo fossimo più semplici e volessimo ammettere, come bambini, la realtà così com'è! Detto spudoratamente: sono contento che dopo la guerra, ai miei tempi (1949), ci si preoccupasse più di fare figli piuttosto che di eliminarli!

 
02/04/2010 - gara di pillole (Antonio Servadio)

Dissento dall'articolista nel senso che non vedo in atto alcuna "gara pro-life". Casomai il solito guazzabuglio di esternazioni ad effetto. Vecchie abitudini resistono alle generazioni di politicanti, la strumentalizzazione degli argomenti per orientare gli equilibri partitici in fase post-elettorale. Quanto al termine "farmaco", questo non sembrerebbe appropriato: cosa si intenderebbe "curare" ? Chiamiamola col proprio nome, RU486, oppure per cognome "pillola abortiva".

 
02/04/2010 - E se anche fosse? (claudia mazzola)

Sono molto contenta della decisione di Cota e Zaia di come sono adesso, contrari alla RU486. Tutto il resto è passato!

 
02/04/2010 - D'accordo con l'autrice (alessandra de pra)

Sono tra coloro che hanno plaudito Zaia e Cota. Le ipocrisie che hanno sempre circondato il tema dell'aborto sono profondamente radicate e difficili da riconoscere. La più ostinata fra tutte consiste nel dibattere l'argomento considerando una sola persona, la donna, come protagonista di questo dramma: le persone sono due, la donna e il figlio che non nasce e viene ucciso. Ribadire che la sofferenza indotta da un farmaco rispetto a quella dovuta all'intervento chirurgico è la riprova che il figlio che muore non esiste, non conta, comunque è un fatto marginale per non dire irrilevante. Un uomo o una donna che viene messo a morte non è un fatto irrilevante, nè marginale, nè secondario. E il problema non è dei cattolici, nemmeno dei credenti, è di tutti. Una seconda ipocrisia, valida solo in fatto "contraccettivo", è che i farmaci non hanno effetti collaterali. Solo a proprie spese le donne imparano che invece ce li hanno, tutti, proprio tutti, pillola compresa. E per quanto riguarda questo di farmaco, l'effetto collaterale più grave palesa la vera natura della pillola abortiva: un'ideologia che non ha rispetto della vita di nessuno.

 
02/04/2010 - Coerenze padane (spadon gino)

Lo Zaia e il Cota, idealmente coronati col celtico elmo cornuto, adusi ad abluzioni con acqua traboccante dalle padane ampolle, plaudenti a sponsali celebrati con riti ultramontani, propensi a usar cannoni e colubrine contro il povero negro o l’asiatico ramingo, pronti a innalzar forche cui appendere politici e giudici ai lor occhi ignavi, animati da sacro fuoco contro il Tettamanzi novello “imam” di Milano (Padania dixit), aspramente censori del Vaticano “insensato” (Bossi dixit) ed “egoista” poiché nega d’accogliere in casa propria lo sventurato e il derelitto (Calderoli dixit) … ebbene il Cota e lo Zaia, fatti d’improvviso odorosi di laica santità, abbracciano le ginocchia del papa santo e giurano sul Dio che “atterra e suscita", che "affanna e che consola” che mai e poi mai, in terra padana, avrà corso l’orrida pillola che dritta viene dagli antri del demonio. Ed ecco che la gggente celtica in delirio corre a coprirli, non già del meritato guano, ma di lodi e fiori (Gino Spadon)

 
02/04/2010 - Quando l'amore per i principi uccide l'umano (romano calvo)

Dissento profondamente dal suo articolo, perché non fa altro che riproporre un astratto richiamo a principi che negano la moralità e la responsabilità sia delle donne che dei medici. Ho personalmente assistito ad una vicenda che ha portato all'uso della pillola RU486, rivolgendosi ad un ospedale pubblico francese. Ne ho ricavato una conferma della grande professionalità ed umanità del medico che ha seguito il caso, nonostante si trattasse di una italiana che non contribuiva al sistema sanitario francese. Ho visto con quanta cura ha voluto spiegare, capire, responsabilizzare ed alla fine accompagnare la persona in una decisione drammatica non priva di sofferenza ma certamente non vissuta come gesto privato, nascosto, irresponsabile, come invece continua a pensare l'autrice di questo articolo. Il tutto senza dover essere ricoverata. C'è poco da gioire se furboni come Zaia e Cota cavalcano questa onda. Sono maschi e non hanno nulla da perdere e molto da guadagnare in questa strumentalizzazione politica del voto cattolico. Signora, si informi meglio. Come può affermare che l'intervento chirurgico è meno invasivo e dannoso della pillola? Lo chieda ai medici, anche ai cattolici anti abortisti. Non difendo l'aborto, ma la responsabilità della persona e l'alto valore morale di un sistema sanitario che si mette a servizio della donna in quei terribili momenti, aiutandola ad affrontarli col minor danno (e costo) possibile.