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RU486/ La pillola ha effetti "indesiderati": ora sono tutti anti-abortisti

L’introduzione della Ru486 in Italia, che per vocazione insinua “l’aborto a domicilio”, ha generato un effetto paradossale; ora tutti si dichiarano a favore della vita nascente. Perché? Lo spiega a ilsussidiario.net ASSUNTINA MORRESI

pillola_anticonc_R375.jpg (Foto)

Per un’imprevista eterogenesi dei fini, la campagna radicale per l’ingresso della pillola abortiva Ru486 in Italia si sta trasformando nella più concreta battaglia culturale anti-abortista e pro-life degli ultimi anni.

 

La “vocazione naturale” della Ru486 è infatti quella di introdurre l’aborto a domicilio, trasformando l’interruzione di gravidanza da un problema sociale e un disvalore da prevenire e comunque da monitorare strettamente – come prevede la legge 194 – a un atto medico personale, che sconfina quindi in un diritto individuale, che quindi diventa veramente difficile prevenire.

 

Una banalizzazione solamente concettuale dell’aborto, visto che con la Ru486 la procedura è più lunga, dolorosa, incerta e rischiosa di quella per via chirurgica: banalizzazione però che, se non viene riconosciuta e smascherata, ottiene il risultato di rendere l’aborto invisibile, riportando le donne ad abortire a casa e svuotando nei fatti la 194, togliendone i pochi “paletti” previsti.


Un’eterogenesi dei fini, dicevamo, perché l’ostinazione con cui pochissimi giornali hanno continuato in questi anni ad informare correttamente l’opinione pubblica sulla realtà dell’aborto farmacologico, ha consentito nel tempo di chiarire il vero obiettivo dei suoi promotori, facendo emergere il conflitto dell’uso della Ru486 con la legislazione vigente. E’ stata l’occasione per ricordare a tutti che la legge 194 non definisce mai l’aborto un diritto, piuttosto lo considera un problema di tutta la società, e, almeno sulla carta, lascia ampi margini per la sua prevenzione.

 

RU 486/ Fisichella appalude i no di Cota e Zaia. Scontro tra Pdl e Aifa

 

RU486/ Da oggi più "facile", ma è davvero una libera scelta abortire?, di C. Bellieni

 


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COMMENTI
03/04/2010 - Che strano! (Francesco Giuseppe Pianori)

Che strano! Fra i commenti all'articolo, due donne concordano con l'autrice e tre uomini dissentono. Forse a noi maschi fa comodo l'uso (da parte delle donne!) di una pillola così? Oppure, essendo noi maschi, non capiamo nulla di gravidanza e aborto? Davvero strano! E che dire dei vari Governatori e Ministri "democratici" (vulgo "di sinistra)? Forse anche i cosiddetti "grumi di cellule" si stanno facendo sentire? Ma se solo fossimo più semplici e volessimo ammettere, come bambini, la realtà così com'è! Detto spudoratamente: sono contento che dopo la guerra, ai miei tempi (1949), ci si preoccupasse più di fare figli piuttosto che di eliminarli!

 
02/04/2010 - gara di pillole (Antonio Servadio)

Dissento dall'articolista nel senso che non vedo in atto alcuna "gara pro-life". Casomai il solito guazzabuglio di esternazioni ad effetto. Vecchie abitudini resistono alle generazioni di politicanti, la strumentalizzazione degli argomenti per orientare gli equilibri partitici in fase post-elettorale. Quanto al termine "farmaco", questo non sembrerebbe appropriato: cosa si intenderebbe "curare" ? Chiamiamola col proprio nome, RU486, oppure per cognome "pillola abortiva".

 
02/04/2010 - E se anche fosse? (claudia mazzola)

Sono molto contenta della decisione di Cota e Zaia di come sono adesso, contrari alla RU486. Tutto il resto è passato!

 
02/04/2010 - D'accordo con l'autrice (alessandra de pra)

Sono tra coloro che hanno plaudito Zaia e Cota. Le ipocrisie che hanno sempre circondato il tema dell'aborto sono profondamente radicate e difficili da riconoscere. La più ostinata fra tutte consiste nel dibattere l'argomento considerando una sola persona, la donna, come protagonista di questo dramma: le persone sono due, la donna e il figlio che non nasce e viene ucciso. Ribadire che la sofferenza indotta da un farmaco rispetto a quella dovuta all'intervento chirurgico è la riprova che il figlio che muore non esiste, non conta, comunque è un fatto marginale per non dire irrilevante. Un uomo o una donna che viene messo a morte non è un fatto irrilevante, nè marginale, nè secondario. E il problema non è dei cattolici, nemmeno dei credenti, è di tutti. Una seconda ipocrisia, valida solo in fatto "contraccettivo", è che i farmaci non hanno effetti collaterali. Solo a proprie spese le donne imparano che invece ce li hanno, tutti, proprio tutti, pillola compresa. E per quanto riguarda questo di farmaco, l'effetto collaterale più grave palesa la vera natura della pillola abortiva: un'ideologia che non ha rispetto della vita di nessuno.

 
02/04/2010 - Coerenze padane (spadon gino)

Lo Zaia e il Cota, idealmente coronati col celtico elmo cornuto, adusi ad abluzioni con acqua traboccante dalle padane ampolle, plaudenti a sponsali celebrati con riti ultramontani, propensi a usar cannoni e colubrine contro il povero negro o l’asiatico ramingo, pronti a innalzar forche cui appendere politici e giudici ai lor occhi ignavi, animati da sacro fuoco contro il Tettamanzi novello “imam” di Milano (Padania dixit), aspramente censori del Vaticano “insensato” (Bossi dixit) ed “egoista” poiché nega d’accogliere in casa propria lo sventurato e il derelitto (Calderoli dixit) … ebbene il Cota e lo Zaia, fatti d’improvviso odorosi di laica santità, abbracciano le ginocchia del papa santo e giurano sul Dio che “atterra e suscita", che "affanna e che consola” che mai e poi mai, in terra padana, avrà corso l’orrida pillola che dritta viene dagli antri del demonio. Ed ecco che la gggente celtica in delirio corre a coprirli, non già del meritato guano, ma di lodi e fiori (Gino Spadon)

 
02/04/2010 - Quando l'amore per i principi uccide l'umano (romano calvo)

Dissento profondamente dal suo articolo, perché non fa altro che riproporre un astratto richiamo a principi che negano la moralità e la responsabilità sia delle donne che dei medici. Ho personalmente assistito ad una vicenda che ha portato all'uso della pillola RU486, rivolgendosi ad un ospedale pubblico francese. Ne ho ricavato una conferma della grande professionalità ed umanità del medico che ha seguito il caso, nonostante si trattasse di una italiana che non contribuiva al sistema sanitario francese. Ho visto con quanta cura ha voluto spiegare, capire, responsabilizzare ed alla fine accompagnare la persona in una decisione drammatica non priva di sofferenza ma certamente non vissuta come gesto privato, nascosto, irresponsabile, come invece continua a pensare l'autrice di questo articolo. Il tutto senza dover essere ricoverata. C'è poco da gioire se furboni come Zaia e Cota cavalcano questa onda. Sono maschi e non hanno nulla da perdere e molto da guadagnare in questa strumentalizzazione politica del voto cattolico. Signora, si informi meglio. Come può affermare che l'intervento chirurgico è meno invasivo e dannoso della pillola? Lo chieda ai medici, anche ai cattolici anti abortisti. Non difendo l'aborto, ma la responsabilità della persona e l'alto valore morale di un sistema sanitario che si mette a servizio della donna in quei terribili momenti, aiutandola ad affrontarli col minor danno (e costo) possibile.