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LETTERA/ "Ho 4 figli in affido ma sono un vero padre. Non un parcheggiatore"

Pubblicazione:martedì 20 aprile 2010

Padre_FiglioR375_21set08.jpg (Foto)

Pian piano scopri che la frase “accompagno mia figlia da suo padre” non è roba da schizofrenici. Perché la fanciulla è ugualmente “mia” nonostante l’abbia fatta un altro, ma non è “mia” fino in fondo perché di mezzo c’è sempre un altro (e da quell’altro è destinata a tornare). Si impara, pian piano, a rinunciare al possesso (qualche traccia ti rimane sempre addosso...) e a trattare i figli accolti come il tesoro più prezioso.

 

Impari a non pretenderne in cambio qualcosa, perché la caparra è già lì, nella grazia che ti è data di essere padre. Padre per un tempo breve e sconosciuto. Finito il quale ci si scopre un po’ come i servi del Vangelo: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili”.

 

Si impara tutto questo se lo si vive per primi sulla propria pelle. Se, cioè, nella vita di chi fa accoglienza, esiste qualcuno che li tratta con un amore incondizionato. L’improvvisazione non regge. I buoni propositi ancor meno.

 

Presto o tardi i miei figli se ne andranno. Chi in un modo, chi in un altro. Chi per una ragione (magari priva di senso), chi per un’altra (il mio piccolo ha una aspettativa di vita molto bassa). Non mi sarò sentito un “parcheggiatore”. Né usato e poi gettato. Vivrò l’orgoglio di dire che ne sono stato il padre. E se di loro perderò le tracce, saprò che ci rivedremo - se ce lo saremo guadagnati - in paradiso.

 

(Cristiano Guarneri)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
20/04/2010 - Grazie a Dio ci sono genitori così. (claudia mazzola)

Conosco famiglie con bimbi in affido. Provo per loro un enorme rispetto e mi danno un esempio d'amore fuori dal limite. Sono eccezionali, i miei occhi vedono rinascere quei figli, penso sia la carità più grande e vicendevole.