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PAPA/ Barcellona: da laico, la mia difesa della Chiesa più forte di qualsiasi tradimento

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Si può spiegare con il termine religioso di peccato, ma la pedofilia è qualcosa di  molto specifico, che richiede una diagnosi particolare. Me ne sono occupato fin dal caso di Marcinelle, in Belgio, che spalancò l’orrore su un male che da allora non ci ha più lasciato. La pedofilia può venire solo da una ferita che non è stata risanata. Lo diceva Alice Miller in un suo libro degli anni ’70, La persecuzione del bambino. Chi abusa dei bambini lo fa in nome di un odio che viene da un odio verso se stessi, da un rancore derivante da una ferita subìta e ancora sanguinante. Si abusa solo, o in gran parte, se si è stati abusati. Si odia il bambino che non si è riusciti ad essere quando si era in quell’età. Io vi vedo uno dei mali emblematici della nostra epoca storica.

 

Perché?

 

Nel niente spirituale in cui siamo immersi, i genitori non hanno più il piacere di vedere nei figli il prolungamento della loro stessa vita e della loro storia. Non c’è più la catena vivente tra le generazioni e i bambini diventano la testimonianza di una negatività. È un tradimento dell’essere padre e madre. Temo che nel futuro dovremo purtroppo aspettarci una aumento della violenza contro i bambini. Chi ne fa solo un problema della Chiesa, è in malafede. Il papa, però, ha chiesto perdono e vederlo è stato commovente. Era stanco e provato. Provato dallo scandalo di questi delitti orribili, e dalla strumentalizzazione che ne ha fatto, e che continuerà a farne, una certa stampa.

 

Carrón, citando il papa, dice che solo Cristo può colmare il nostro bisogno infinito di perdono e la nostra esigenza infinita di giustizia. Come interroga questo la sua coscienza laica?

 

Vede, l’appartenenza a un dogma di cui non si può discutere non fa per me. Ma comprendo che Cristo, figlio di Dio e figlio d’uomo, ha donato se stesso. Capisco che il suo amore è agli antipodi di un decalogo prescrittivo di leggi da osservare in modo scrupoloso e farisaico. Il rapporto vero con Cristo è rapporto con una persona, una faccia, e questo secondo me è una rottura storica con tutte le altre morali religiose. L’amore di Cristo per l’uomo è l’unico appiglio in grado di salvare l’amore umano, perché amare il prossimo come noi stessi non è più così facile. Non sappiamo quasi più chi siamo ed è difficilissimo avere stima di sé.

 

«Tutto questo - dice Carrón all’inizio della lettera - è servito per mettere davanti ai nostri occhi la natura della nostra esigenza di giustizia. È senza confini. Senza fondo. Tanto quanto la profondità della ferita».

 

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COMMENTI
20/04/2010 - vittime & carnefici (Antonio Servadio)

"Non mi piace che si tenti di dipingere la Chiesa come un’istituzione perfetta. Non lo è" e non può esserlo che nella Gerusalemme celeste, certamente non qua, sulla Terra. Dunque stigmatizziamo i peccati mortali, chiamiamo i crimini col proprio nome, biasimiamo i colpevoli. Non celiamoli neppure alla giustizia terrena. Mossi da quello stesso amore di verità e giustizia dobbiamo ricordare che "chi abusa dei bambini lo fa in nome di un odio che viene da un odio verso se stessi, da un rancore derivante da una ferita subìta e ancora sanguinante. Si abusa solo, o in gran parte, se si è stati abusati." Per questo motivo il pedofilo è innanzitutto un malato. Un malato assai grave e abbandonato, in cui la ferita del corpo ha lacerato profondamente anche l'anima. Chiamiamoli dunque malati, perché lo sono in sommo grado. Proviamo nei loro confronti, oltre allo sbigottimento, anche una doverosa pietà umana, preghiamo cristianamente per loro e adoperiamoci per guarigioni e recuperi. La sola ira giustizialista non è sufficientemente equa e tantomeno è cristiana. E poi, non violentiamo le parole perché facendolo penalizziamo qualcosa, o qualcuno. Distinguiamo bene la pedofilia dalla efebofilia e dintorni.