BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

PAPA/ Barcellona: da laico, la mia difesa della Chiesa più forte di qualsiasi tradimento

benedettoXVI_ppianoR375_8lug09.jpg(Foto)

 

È un monito alla nostra impotenza ed è importante perché in quest’epoca non solo abbiamo perso l’infinito, ma anche il finito. È il nostro essere mortali che interroga l’oltre e l’infinito: se non fossimo destinati a morire nessuna delle nostre esperienze avrebbe il senso che ha. Oggi, invece, viviamo nella fantasia dell’immortalità, che non è l’infinito ma l’illusione di un prolungamento indeterminato della vita. È una delle negazioni pratiche dell’infinito più radicali che si possa concepire, la pretesa onnipotente di un uomo moderno molto meschino.

 

«Il papa si appella a Cristo - scrive Carrón - evitando uno scontro realmente insidioso: quello di staccare Cristo dalla Chiesa perché troppo piena di sporcizia per poterlo portare».

 

Penso che la lotta tra il demonio e l’angelo si combatta dentro di noi, ma anche dentro la Chiesa. Essa è un’istituzione e come tutte le istituzioni ha dentro le componenti «luciferine» che sono in ogni essere umano. Non mi piace che si tenti di dipingere la Chiesa come un’istituzione perfetta. Non lo è. Le istituzioni servono a salvare la memoria, e questo fa la Chiesa. Ma l’attualità di Cristo non è legata alla bontà della Chiesa. Per conto mio, anche una chiesa fatta di anticristi conserva la funzione istituzionale di salvare la memoria. Ed è la memoria a farmi rileggere il Vangelo, perché è il Vangelo quello che conta. Senza l’istituzione non sarebbe arrivato fino a noi.

 

Ieri sono stati cinque anni di pontificato di Benedetto XVI. Cosa la colpisce di Joseph Ratzinger?

 

Il suo ritorno molto forte alla figura di Cristo. Per Vito Mancuso, ad esempio, la figura di Cristo è un ingombro per l’incontro con le altre religioni. Quel che a lui sembra un ingombro, e in questo sto con Ratzinger, è l’assoluta novità del cristianesimo. È il vero antidoto a tutte le visioni che vogliono trasformare la religione in un’ecumene indistinta.

 

Aldo Schiavone su Repubblica ha detto che l’attuale crisi della Chiesa assomiglia molto ad una grande occasione persa. «Invece di elaborare una teologia della liberazione dell’umano dalle sue schiavitù millenarie, (…) ha preferito riscoprire le sue antiche vocazioni antimoderne, determinando un penoso vuoto di senso»: quel vuoto nel quale può accadere di tutto, pedofilia compresa. Che ne pensa?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista

 

 

 


COMMENTI
20/04/2010 - vittime & carnefici (Antonio Servadio)

"Non mi piace che si tenti di dipingere la Chiesa come un’istituzione perfetta. Non lo è" e non può esserlo che nella Gerusalemme celeste, certamente non qua, sulla Terra. Dunque stigmatizziamo i peccati mortali, chiamiamo i crimini col proprio nome, biasimiamo i colpevoli. Non celiamoli neppure alla giustizia terrena. Mossi da quello stesso amore di verità e giustizia dobbiamo ricordare che "chi abusa dei bambini lo fa in nome di un odio che viene da un odio verso se stessi, da un rancore derivante da una ferita subìta e ancora sanguinante. Si abusa solo, o in gran parte, se si è stati abusati." Per questo motivo il pedofilo è innanzitutto un malato. Un malato assai grave e abbandonato, in cui la ferita del corpo ha lacerato profondamente anche l'anima. Chiamiamoli dunque malati, perché lo sono in sommo grado. Proviamo nei loro confronti, oltre allo sbigottimento, anche una doverosa pietà umana, preghiamo cristianamente per loro e adoperiamoci per guarigioni e recuperi. La sola ira giustizialista non è sufficientemente equa e tantomeno è cristiana. E poi, non violentiamo le parole perché facendolo penalizziamo qualcosa, o qualcuno. Distinguiamo bene la pedofilia dalla efebofilia e dintorni.