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PAPA/ Barcellona: da laico, la mia difesa della Chiesa più forte di qualsiasi tradimento

Pubblicazione:martedì 20 aprile 2010

benedettoXVI_ppianoR375_8lug09.jpg (Foto)

Domenica a Malta il papa ha espresso «dolore» e «vergogna», incontrando le vittime di abusi commessi da membri della Chiesa. E c’è chi dice di averlo visto piangere, Benedetto XVI. Un dolore che conferma, con la sofferenza, quel «niente sembra bastare», di fronte al male e al bisogno di giustizia, di cui ha scritto Julián Carrón il giorno di Pasqua. Ilsussidiario.net ne ha parlato con il filosofo laico Pietro Barcellona.

 

Nella sua lettera a Repubblica sulla vicenda della pedofilia, Julián Carrón dice che il male commesso è tale che di fronte ad esso «niente sembra bastare». L’esigenza di giustizia - nostra, delle vittime - è infinita.

 

È la parte della sua lettera che considero più bella, perché tocca di più la mia sensibilità. Mi è sembrata importante l’affermazione che non c’è una misura umana per colmare il dolore e l’enormità di questa ferita che viene inferta. Non c’è sete di giustizia che possa essere saziata rispetto ad un male che sembra infinito. E che colpisce così profondamente che non sembra eliminabile con le misure umane. Tutto ciò è profondamente vero.

 

Ecco perché - continua la lettera - la risposta all'esigenza di giustizia, essendo la nostra domanda infinita, ma infinita anche l’umiliazione subita, può essere solo la Croce di Cristo. È quello che ha detto il papa.

 

L’esigenza infinita e non soddisfatta porta a rimettere in campo Cristo come portatore di un messaggio in cui l’amore va oltre il male. E va oltre il male perché è oltre il mondo. Solo così salva, mi pare, la nostra dimensione umana. Personalmente avverto il comandamento di Cristo come un fatto nuovo e sconvolgente. Perché il non fare agli altri quello che non si vorrebbe fosse fatto a noi è ancora un comandamento utilitaristico, ma l’amore di Cristo è un fatto assolutamente inedito. Tuttavia le questioni che Carrón pone lasciano una domanda aperta. L’enormità del male che ci circonda non per questo soffoca in noi un grido di ragione, e di spiegazione sul perché c’è questo male. Occorre capire.

 

Lei che risposta si dà?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista

 

 


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COMMENTI
20/04/2010 - vittime & carnefici (Antonio Servadio)

"Non mi piace che si tenti di dipingere la Chiesa come un’istituzione perfetta. Non lo è" e non può esserlo che nella Gerusalemme celeste, certamente non qua, sulla Terra. Dunque stigmatizziamo i peccati mortali, chiamiamo i crimini col proprio nome, biasimiamo i colpevoli. Non celiamoli neppure alla giustizia terrena. Mossi da quello stesso amore di verità e giustizia dobbiamo ricordare che "chi abusa dei bambini lo fa in nome di un odio che viene da un odio verso se stessi, da un rancore derivante da una ferita subìta e ancora sanguinante. Si abusa solo, o in gran parte, se si è stati abusati." Per questo motivo il pedofilo è innanzitutto un malato. Un malato assai grave e abbandonato, in cui la ferita del corpo ha lacerato profondamente anche l'anima. Chiamiamoli dunque malati, perché lo sono in sommo grado. Proviamo nei loro confronti, oltre allo sbigottimento, anche una doverosa pietà umana, preghiamo cristianamente per loro e adoperiamoci per guarigioni e recuperi. La sola ira giustizialista non è sufficientemente equa e tantomeno è cristiana. E poi, non violentiamo le parole perché facendolo penalizziamo qualcosa, o qualcuno. Distinguiamo bene la pedofilia dalla efebofilia e dintorni.